Reportage: PLAY 2018 - Impressioni di Gioco - Parte 4

Il numero di novità uscite quest’anno a PLAY ha segnato un nuovo record per il festival del gioco Modenese. Noi ne abbiamo censite oltre 120: impossibile provarle tutte ma, credeteci, ne abbiamo giocate veramente parecchie. E continuiamo a raccontarvele con le nostre Impressioni di gioco! Ecco a voi le nostre prove di:
- Azul
- First Martians
- Half Pint Heroes
- Spirits of the Forest
- Star Wars: Legion




Azul(editore: Ghenos Games)
Impressioni di gioco di: Enrico Procacci
 
Aspettative iniziali: 5 di 5 (come non avere aspettative di fronte a questo titolo?)
Magnetismo del tavolo: 4 di 5 (bello, ma trasmette un po’ l’idea di una meccanica fredda)
Rapidità di comprensione: 5 di 5 (si spiega in due minuti)
All'atto pratico: 5 di 5 (la partita ci ha coinvolto e divertito)
Retrogusto: 4 di 5 (l’ho portato a casa, nonostante un piccolo dubbio)
 
Impossibile sfuggire all’attrazione di Azul durante Play: tanto se ne è parlato, tanto è stato giocato, che in redazione alla fine l’abbiamo provato quasi tutti. Spiegazione rapida, si estraggono le piastrelle e si parte! Dopo un primo round più di preparazione, abbiamo iniziato a capire le strategie e, soprattutto, a farci le prime cattiverie. E ce ne sono state, di cattiverie, soprattutto durante un finale che si presta bene a penalità rilevanti e ben assestate. Tutto ottimo, nonostante la controllabilità in quattro sia ovviamente minore che in gruppi più ristretti: a fine partita avevamo già voglia di farne una seconda. Il dubbio principale, un piccolo tarlo che rimane in una esperienza per il resto brillante, è il timore che, giocato con altri compari più “pensierosi”, la paralisi da analisi sia dietro l’angolo. Le ultime mosse possono infatti fare una differenza enorme, ed è importante riuscire a predire le azioni di tutti. Nonostante un prezzo non esiguo, non abbiamo potuto esimerci dall’acquisto: è facile prevedere che nei miei gruppi di gioco sarà una costante per i prossimi tempi.

First Martians(editore: Pendragon Game Studio)
Impressioni di gioco di: Francesco Fioretti

Aspettative iniziali: 4 di 5 (adoro i survival cooperativi che raccontano una storia)
Magnetismo del tavolo: 4 di 5 (bella la plancia di gioco con i cubetti colorati ordinati al loro posto)
Rapidità di comprensione: 3 di 5 (regole semplici ma non è immediato capire come agire)
All'atto pratico: 3 di 5 (si reagisce alle sfortune del gioco cercando di non soccombere)
Retrogusto: 3 di 5 (un po' troppo guidato dagli eventi di inizio turno, ma lo riproverò)

Tutti almeno una volta abbiamo sognato di essere un astronauta da piccoli e in questo caso potremo fare anche di più: colonizzare Marte e renderlo adatto alla vita terrestre. Come Mark Watney in The Martian, dovremo reagire alla sorte avversa ed all'instabilità delle strutture del nostro hub rappresentate dalle plance sagomate del tabellone che indicano anche le azioni da fare, ma solo se i sistemi sono perfettamente funzionanti (vale a dire senza cubetti avaria su di esse).
Il gioco è affiancato obbligatoriamente da un app, fortunatamente localizzata in italiano, che ci guida nel set up dei materiali, nella scelta dello scenario e nella gestione delle fasi di gioco, degli obiettivi di partita e degli imprevisti tipici della missione che si sta giocando. Sarà possibile utilizzare il rover per l’esplorazione del pianeta rosso alla ricerca di materiali da poter utilizzare per completare i nostri obiettivi, ma per vincere servirà anche rendere le condizioni di vita ottimali al 100 %. Il tutto sempre tenendo presente i livelli di stress e di morale del nostro equipaggio, oltre che il fabbisogno di ossigeno, cibo, elettricità… insomma, tanti indicatori e variabili da tenere sotto controllo…forse anche troppi. Nonostante ciò, comunque ho trovato le scelte un po' troppo condizionate dagli eventi di inizio partita, che ci hanno reso difficile fare altro se non correre ai ripari dagli eventi di inizio round. Mi sono alzato dal tavolo sorpreso dalle molteplici possibilità offerte dal gioco, ma non perfettamente convinto. Tuttavia la presenza di 10 missioni divise in due mini campagne, di cui una con elementi legacy, mi ha persuaso che ho appena scalfito la superficie del pianeta rosso e che decisamente devo dargli una seconda possibilità.

Half Pint Heroes(editore: Giochix)
Impressioni di gioco di: Francesco Fioretti

Aspettative iniziali: 1 di 5 (non lo conoscevo per niente)
Magnetismo del tavolo: 2 di 5 (un solo mazzo di carte con grafica fumettosa)
Rapidità di comprensione: 4 di 5 (il motore è quello del poker texano)
All'atto pratico: 4 di 5 (bluff, scommesse, risse e scazzottate da pub)
Retrogusto: 2 di 5 (non sono mai stato veramente in partita non essendo bravo a poker )

Un semplice mazzo di carte con una grafica fumettosa unito a una fiche e 4 carte scommessa era tutto quello che mi sono trovato sul tavolo della demo e devo ammettere che mi sono avvicinato al gioco con riluttanza. Un sorridente dimostratore mi ha spiegato che tutto ruotava intorno alle regole del poker texano con un pool di carte comuni (di numero variabile ad ogni round) e una certa quantità di carte in mano, anche questa variabile e casuale. Dovevamo scommettere sul numero di prese che saremmo riusciti a fare e contestualmente puntare su chi dei nostri avversari non sarebbe stato in grado di completare le sue. A giro, ognuno abbassava le carte con cui formare il miglior punteggio possibile combinandole con le carte comuni al centro del tavolo e si confrontava con gli altri giocatori. Chi realizzava il punteggio più alto, vinceva la mano, eliminando dal gioco le carte appena utilizzate e procedendo con una altro giro fino a che tutti non finivano le carte in proprio possesso. Il punteggio realizzato dipende dal numero di prese conquistate e dalle scommesse sia su di noi che sull’errore dell’avversario fatta ad inizio round. Vincere diversi round di fila, o indovinare 6 prese consecutive, innesca una serie di azioni speciali come la rissa, con effetti speciale dal conquistare punti aggiuntivi, all'azzerare quelli fatti dagli avversari, fino alla fine anticipata della partita.
Nonostante le illustrazioni fossero piene di richiami e citazioni - come i riottosi da pub con in mano le scatole di agricola e di coloni di Catan - sinceramente mi sono comunque sembrate abbastanza anonime e complessivamente il titolo mi ha lasciato un po’ freddino ma agli appassionati di poker il gioco piacerà sicuramente perché introduce elementi nuovi e diversi livelli strategici possibili.

Spirits of the forest(editore: GateonGames)
Impressioni di gioco di: Enrico Procacci
 
Aspettative iniziali: 4 di 5 (Schacht fa spesso giochi che mi piacciono)
Magnetismo del tavolo: 4 di 5 (la grafica fa la sua figura, nonostante i pochi componenti)
Rapidità di comprensione: 5 di 5 (spiegazione perfetta e regole immediate)
All'atto pratico: 4 di 5 (tentati di fare subito un’altra partita)
Retrogusto: 5 di 5 (la qualità editoriale ha fatto il resto e l’ho portato a casa)
 
Una scatolina che è un piccolo gioiello: alta qualità grafica delle illustrazioni e delle componenti. Ancora neanche avevamo sentito la spiegazione che già potevo percepire la potenza della propensione all’acquisto di mia moglie. Finita la partita, non ho potuto che darle ragione.
Ci si battaglia a catturare icone differenti per far punti con le maggioranze ed evitare i malus delle assenze. Plausibilmente non sarà mai un gioco che vi svolterà una intera serata, ma è comunque un titolo che mette a buon uso ognuno dei (pochi) minuti che gli si deve dedicare per una partita. Da segnalare la meccanica dei “blocchi” alle mosse altrui, l’ho trovata particolarmente elegante, che stimola  un buon livello di ragionamento senza risultare eccessivo. La nostra partita di prova ha visto quattro partecipanti, ma vorrei rigiocarlo anche in due e tre, visto che la matematica del punteggio andrà a modificare non poco le strategie di gioco. Ne avrò certo l’occasione, visto che ho notato diverse altre copie sparire tra le mani rapaci degli amici con cui gioco.

Star Wars: Legion(editore: Asmodée)
Impressioni di gioco di: Daniele Ministeri
 
Aspettative iniziali: 4 di 5 (non si può non averle alte per il primo wargame su Star Wars)
Magnetismo del tavolo: 5 di 5 (Presentazione top della Asmodée grazie alle miniature dipinte ed agli scenari 3D)
Rapidità di comprensione: 4 di 5 (Più rapido e immediato rispetto a Runewars)
All'atto pratico: 5 di 5 (Vedere gli assaltatori imperiali aprirsi la strada a colpi di blaster tra le difese ribelli è stata un’esperienza entusiasmante!)
Retrogusto: 5 di 5 (Un wargame decisamente da mettere in wishlist)

Fin da quando ho visto le immagini di Star Wars: Legion pubblicate da FFG, la voglia di provarlo è subito balzata alle stelle. Non poteva quindi che essere in cima alla lista dei desiderata di questa PLAY. Appena avvistati i tavoli da lontano le aspettative per questo wargame non hanno fatto che crescere ancor di più, grazie soprattutto alla resa delle miniature dipinte e agli splendidi scenari messi in campo da Asmodée.
La mia principale preoccupazioni erano le regole. Runewars, il precedente wargame fantasy proposto da FFG l’anno scorso, mi aveva convinto solo in parte, risultando un po’ macchinoso. Ma la spiegazione di Star Wars: Legion, di solo 20 minuti, ha scacciato tutti i dubbi, grazie anche alle similitudini nelle meccaniche di altri giochi nel catalogo dell’editore (X-wing su tutti).
Eccoci quindi subito alla guida degli assaltatori imperiali per sbaragliare le truppe ribelli e si, l’esperienza di gioco si rivela essere quella attesa, se non anche qualcosa in più! I “venti di guerra” sono gestiti in maniera interessante con delle carte ordini che i generali assegnano a inizio turno a alcune unità, lasciando che le altre vengano attivate in ordine casuale. Il movimento è gestito tramite dei pratici righelli e gli scontri da una manciata di dadi specifici.
Purtroppo l’ora di demo è passa in fretta, troppo in fretta, e alzandoci dal tavolo la voglia di giocare un altro turno è ancora alta… Decisamente un wargame da tenere d’occhio!