Recensioni: Grand Austria Hotel

Da quando le barriere tra i giochi in stile europeo e quelli in stile americano si sono indebolite, nuovi ibridi sono apparsi tra noi. I simpatici poliedri numerati sono penetrati nel cuore dei giochi german, mentre anche i titoli più ameritrash hanno iniziato a porre maggiore attenzione sul bilanciamento e sull’eleganza del proprio sistema di regole, a costo di qualche astrazione in più.
Tutto questo preambolo è solo per chiarire che sto per parlarvi di un gioco di stampo euro in cui i dadi la fanno da padrone: si tratta di Grand Austria Hotel, scritto da italici autori dall’ottimo curriculum. L’opera più recente di Gigli e Luciani è infatti l’apprezzato Lorenzo il Magnifico, scritto insieme a Flaminia Brasini, ma andando a ritroso tra le opere di Luciani figurano anche Tzolk'in e Marco Polo, per dirne giusto un paio (e sappiamo quanto anche in quest’ultimo i dadi siano fondamentali).
Gli ingredienti, come al solito, sono stati messi in tavola (questa volta, data l’ambientazione, anche letteralmente). Andiamo un po’ a vedere quale è stato il risultato!
 




  • Titolo: Grand Austria Hotel
  • Autori: Virginio Gigli, Simone Luciani
  • Editore: Cranio Creations
  • Genere: gestionale
  • Numero Giocatori: 2-4
  • Durata: 60-120 min
  • Dipendenza dalla lingua: nulla
  • Illustratori: Klemens Franz

“Mi chiedo, cosa mai si aspettava di vedere dalla finestra di un hotel in Torquay?” (Basil Fawlty)(Materiali e confezione)

Per accedere ai materiali del gioco saremo prima costretti ad aprirne la scatola (è sempre bene specificarlo per i più distratti). Compiuta quest’azione, il nostro sguardo potrà spaziare su un gran quantitativo di carte, segnalini e fustelle. Mettendo un po’ in ordine le cose, potremmo trovare un tabellone formato da due plance separate, a cui ne va affiancata una ulteriore per ogni giocatore, e poi quattordici dadi, elevate quantità di cubetti in quattro differenti colori e abbondanti tessere Camera in tre colori. A parte qualche dischetto di legno per segnare punti e posizioni, e delle tessere Imperatore e Ordine di turno che andremo a spiegare poi, rimangono solamente da suddividere le carte in tre tipologie: Ospite, Personale e Obiettivo, per un totale di oltre centoquindici!
Mi rendo conto, e ne chiedo scusa, che stavo per scordare un fantastico segnalino pattumiera; forse non il componente più utile del gioco, ma una divertente caratterizzazione rispetto al tema.
Tornando alla scatola; questa, di medie dimensioni, risulta quindi avere un significativo peso specifico che non mancherà di allettare i giocatori maggiormente propensi alle complessità. In ogni caso, la qualità dei componenti è decisamente apprezzabile e svolge il suo lavoro. Meno interessante, anche a causa del tema scelto, è la grafica, che non risulta mai molto carismatica, se non proprio un po’ sgraziata in alcuni casi. Niente di problematico: in ogni caso scorderemo presto di stare a parlare di Hotel e di Stanze, per dedicarci in toto alle astrazioni economiche da affrontare.

  

“Manuel vi mostrerà le vostre camere. Se siete fortunati” (Basil Fawlty) (Descrizione del gioco)

Avete di fronte una manciata di dadi: cosa volete farne, se non tirarli? Certamente una felice intuizione, perché questa azione è una di quelle da effettuare per il setup.

Prima ce ne sono altre da fare, meno divertenti forse ma egualmente importanti: a parte suddividere i pezzi, è importante notare che ad ogni partita vengono messe in gioco, tramite selezione casuale, solamente tre carte obiettivo e altrettante tessere imperatore tra le dodici presenti dei due tipi. Chiaramente, le possibili combinazioni risultanti sono a dir poco numerose, il che non guasta mai quando si va a parlare della longevità di un titolo.

L’altra parte fondamentale della partita è quella che vede ogni giocatore pescare a caso sei carte Personale. Questa fase ricorda un grande classico, quell’Agricola che rimane ancora, a distanza di anni, uno degli esponenti più conosciuti di questa categoria di giochi. La questione è la stessa di allora: le sei carte personale rimarranno in mano al giocatore per tutta la partita e ne indirizzeranno significativamente la strategia di gioco. Sarà possibile prenderne altre successivamente, ma la cosa non sarà banale ed anzi vorrà un certo sforzo da parte nostra.
Di fronte a una collezione di carte Personale così significativa il gioco avanzato, come prevedibile, consiglia di procedere alla selezione di queste carte tramite un draft, consentendo ai giocatori di indirizzare sin dal setup la propria strategia.

Finita questa fase si potrebbe anche iniziare a giocare, se non fosse che c’è da determinare l’ordine di gioco. Stavolta non si tratta di un banale senso orario: ogni giocatore compirà due azioni ad ogni turno ma, per riequilibrare le possibilità di chi inizia per primo con quelle dell’ultimo di mano, il giro della seconda azione sarà inverso a quello della prima. In altre parole, se si gioca in quattro, il primo giocatore farà la prima e l’ottava azione del turno, mentre il secondo ne farà la seconda e la settima, e così via. Per fortuna, delle pratiche tessere turno consentono di non perdere mai di vista chi è chiamato a giocare (e ancora non abbiamo detto nulla della possibilità di passare il turno!).

  

Insomma, deciso l’ordine di gioco, possiamo effettivamente partire. Ricordate quella manciata di dadi da voi lanciata con evidente gusto? Bene: ogni dado va incasellato in una delle plance in base al numero ottenuto. Questo significa che tutti gli 1 formeranno un gruppo distinto, così come i restanti numeri. A ogni nostro turno saremo chiamati a selezionare un solo numero, cui corrisponde un’azione specifica con una forza indicata dal quantitativo dei dadi facenti parte del gruppo. Ad esempio, effettuare l’azione 4 consente di guadagnare una corona o un punto prestigio per l’Imperatore per ogni dado presente in quel gruppo. Ottenuto il bonus, scarteremo quindi uno dei dadi dell’azione da noi scelta, lasciando ai giocatori successivi un mondo più povero di quello che abbiamo trovato noi. Avrete ora capito il perché dell’importanza di riequilibrare l’ordine di gioco!

Le azioni che si possono scegliere (guadagnare risorse Cibo, preparare una camera, avanzare sul tracciato Imperatore, mettere in gioco una carta personale) serviranno ad allestire il nostro Hotel. Perché una struttura alberghiera possa funzionare occorrono tre cose: degli ospiti, del cibo da dar loro nel ristorante, e una camera in cui possano dormire. Gli ospiti vengono distinti in tre pratici colori (giallo, rosso e blu; l’ospite verde è un jolly) e ognuno ha una certa richiesta di cibi (tra caffé, dolce, strudel e vino), un valore in punti vittoria, e un eventuale bonus ulteriore. Infine, ognuno potrà occupare una stanza solo se è del suo corrispondente colore.

In buona sostanza, per la durata di sette turni ci toccherà preparar camere, fare incetta del cibo richiesto, e invitare ospiti perché ci possano elargire i punti vittoria di cui siamo ghiotti. Non scenderemo nel dettaglio della creazione di gruppi di stanze dello stesso colore (occuparle tutte fornisce un bonus), o del costo aumentato per preparare stanze ai livelli più alti del nostro fabbricato, o ancora del limite per il quale occorrerà occupare sempre stanze adiacenti a quelle già piene; queste considerazioni aumentano il numero delle variabili, ma non cambiano quello che siamo chiamati a fare. Faremo invece notare come il giocatore avrà anche delle azioni addizionali con cui fare i conti a ogni turno: ad esempio, usare carte Personale precedentemente piazzate, o spendere corone per movimentare il cibo posto nelle proprie riserve, o ancora pagare una corona per ottenere il beneficio dell’azione scelta come se nel gruppo vi fosse un dado in più.

Mentre ci si destreggia tra queste scelte, alla fine del terzo, del quinto e del settimo turno, con un meccanismo che richiama alla mente la crudele Chiesa di Lorenzo il Magnifico, l’Imperatore in persona ci farà visita! Egli ci concederà un bonus se siamo avanzati abbastanza sul tracciato preposto, o al contrario renderà la nostra vita ancor più misera del dovuto se siamo rimasti troppo indietro. Infine aggiungete le carte obiettivo alle opzioni per guadagnare punti: solo il primo giocatore che le otterrà farà punteggio pieno, mentre il secondo e il terzo avranno un ritorno di punti vittoria minore.

Completati i sette turni si tirano le somme e, banalmente, chi avrà fatto più punti sarà il vincitore.

Arrivati fino in fondo di questa sommaria spiegazione, è giunto il momento di chiederci: com’è questo gioco?

  


“Certo, l’insegna qui fuori dice ‘Hotel’. Però forse dovremmo essere più precisi, ‘Hotel riservato a persone con più del 50% di probabilità di passare la notte’” (Basil Fawlty) (Esperienza di gioco)

Sebbene l’idea di massima di quel che c’è da fare non sia affatto complessa, vi sono dettagli in abbondanza a cui badare. L’inizio non è dei più immediati, anche perché bisogna capire come sfruttare al meglio le carte Personale, ma non occorre poi tanto per andare a regime. Presto si inizia a comprendere come sfruttare al meglio le proprie carte e, soprattutto, quale strategia progettarci sopra. E’ da notare come la base del nostro lavoro non cambierà più di tanto, semplicemente saremo alla ricerca di un’efficienza sempre più avanzata. Non è possibile, ad esempio, impostare una partita ignorando una parte delle incombenze dell’hotel: si dovranno comunque effettuare tutte le tipologie di azioni disponibili, ma il come le faremo (e l’ordine con cui le svolgeremo) avrà tutta l’importanza di questo mondo. Anche la semplice selezione di un cliente più adatto di altri, a costo di sborsare alcune delle corone ottenute con fatica, può fare la differenza. Insomma, non vi sarà spazio per incredibili variazioni sul tema, ma vi sarà comunque un significativo margine di manovra sul come ottenere quanto desiderate. Ho potuto notare come aver chiari i principi appena descritti abbia aiutato nel gioco i neofiti, fornendo un punto di riferimento costante che facilitasse la scelta delle proprie azioni. In generale, casi di eclatante sfortuna a parte, si è spesso in grado di fare dei piani per i prossimi turni, anche se le continue modifiche ai dadi e agli ospiti disponibili potrà causare qualche variazione in corsa.
In due soli giocatori, come ci si può attendere da titoli simili, l’interazione diventa più serrata (pur mantenendosi elegantemente indiretta) e l’attenzione alle possibili scelte dell’avversario decisamente più rilevante. Aumentando il numero di giocatori cresce la variabilità della parte di tabellone dipendente dalle azioni altrui; in genere la cosa non causa particolari problemi, ma vi è una significativa eccezione. Essere il primo di mano in una partita a quattro giocatori significa, come preannunciato, giocare la prima e l’ottava azione del turno. Il vantaggio di essere i primi a scegliere è evidente, ma il dover attendere poi l’ottava azione per giocare nuovamente significa affrontare un downtime talvolta eccessivo per poi arrivare ad operare in un contesto sostanzialmente imprevedibile rispetto allo status ad inizio turno. Anche solo giocando in tre la cosa non si nota così tanto, c’è da dire, quindi è più che altro un appunto da muovere alle partite a ranghi pieni.

  

“Un cliente soddisfatto. Dovremmo imbalsamarlo” (Basil Fawlty) (Considerazioni finali)
Per quel che mi riguarda, Gigli e Luciani hanno fatto nuovamente centro. Le partite in due sono decisamente le mie preferite (tendenzialmente evito invece di giocare in quattro), ma Grand Hotel Austria rimane in ogni caso un titolo dalle meccaniche semplici con un elevato numero di dettagli, facile da imparare ma in cui c’è sempre spazio per migliorare. L’elevata variabilità del setup aiuta la longevità in maniera intelligente, senza andare a sconvolgere troppo il gioco base, ma fornendo spunti interessanti su cui ragionare. Le carte Personale, poi, sono nel giusto numero: dopo un paio di partite ne avremo già viste la maggior parte, ma in ogni caso la differenza arriva dalle combinazioni tra le stesse e dal momento in cui riusciremo a giocarle. In questo contesto, è anzi un punto positivo riuscire a conoscerle tutte, sviluppando di conseguenza una certa familiarità che ci consentirà di puntare ai punteggi più elevati.
L’aleatorietà è certamente presente, ma non elevatissima; vi sono almeno un paio di meccaniche che possono aiutarci nel caso in cui i dadi non ci siano stati amici (la presenza del sei, sostanzialmente un jolly, e la possibilità di passare il turno e ritirare i dadi).  Per i miei gusti Grand Hotel Austria azzecca quella giusta aleatorietà che vorrei sempre avere all’interno dei giochi da tavolo, anche quelli un pochino più impegnativi della media. Anche solo essere costretti a giungere allo stesso obiettivo da strade alternative, perché la fortuna ci si è messa di mezzo, è sempre un esercizio mentale che apprezzo.

Preparata la cena e rifatti i letti, al termine della partita si ha la stessa sensazione di una buona giornata di lavoro: è stato forse impegnativo, ma comunque tutto era alla nostra portata, e possiamo sognare domani di fare meglio. Non ho molto altro da chiedere ad un gioco, in fin dei conti!

  


Pro
- Semplice da imparare, ma mai banale
- Grande variabilità
- Ottime le sfide in due giocatori

Contro
- Possibili downtime elevati, soprattutto in quattro
- L’inizio può essere un po’ spiazzante data la mole di variabili