Recensioni: Evolution

Correva l’anno 1859 e nelle librerie inglesi fu messo in vendita a 12 scellini un volume dal titolo lungo quanto curioso: “Sull’origine delle specie tramite la selezione naturale”. L’autore era un certo Charles Robert Darwin e le 1250 copie della prima edizione andarono esaurite praticamente subito. Durante la sua vita, Darwin vide ben sei edizioni della sua opera, con diversi cambiamenti e miglioramenti del testo e persino un riferimento alla religione nella quinta edizione, da cui mi piace ricordare forse la più bella definizione degli esseri viventi: “endless forms, most beautiful and most wonderful”, infinite forme sempre più belle e meravigliose. L’evoluzione (la parola stessa fu usata per la prima volta da Darwin proprio in questa edizione) era finalmente più che una semplice idea: era la riposta alle domande dei filosofi della natura. Finiti i giorni delle “specie tanto diverse quante ne creò all’inizio l’Essere Infinito” di Linneo: ora esisteva un modello per spiegare la varietà della vita sulla Terra e persino per prevedere l’esistenza di specie ancora sconosciute (Darwin stesso lo fece, anche se la conferma si ebbe decine di anni dopo la sua morte).




  • Titolo: Evolution
  • Autori: Dmitry Knorre, Sergey Machin, Dominic Crapuchettes
  • Editore: Pendragon
  • Genere: gioco di carte a tema evoluzionistico
  • Numero Giocatori: 2-6
  • Durata: 40-60 minuti
  • Dipendenza dalla lingua: elevata (manuale e carte, gioco completamente in italiano)
  • Illustratori: John Ariosa, Giorgio De Michele, Catherine Hamilton, Kurt Miller, Jacoby O'Connor

Ebbene, possiamo vedere l’evoluzione come un grande gioco. Non un puro german, perché il caso (vi piaccia o no) gioca ruoli fondamentali nella storia della vita sulla Terra, ma dotato di meccanismi di base alla portata di tutti. Ecco a voi quindi Evolution, concepito dalla mente di un biologo evolutivo di nome Dmitry Knorre, sviluppato con l’aiuto di Sergey Machin e riadattato dalla North Star Games in una nuova e più snella edizione con il contributo di Dominic Crapuchettes. Proprio questa versione, reduce da un Kickstarter di successo, è stata finalmente localizzata in Italia dalla Pendragon Games. In Evolution, da 2 a 6 giocatori controlleranno diverse popolazioni di animali, che competeranno per le risorse (essenzialmente per il cibo) e cercheranno di sopravvivere ai cambiamenti dell’ambiente. Non è facile e non lo sarà mai, ma è l’essenza stessa dell’evoluzione. Alla fine della partita il vincitore sarà il giocatore con più punti, ottenuti mantenendo in vita le specie e facendo loro acquisire nuovi tratti (caratteri) adattativi.

Evolution è un gioco di carte che può durare da 60 a 90 minuti ed è anche un valido ausilio per illustrare i meccanismi base dell’evoluzione. Ma tentativi simili - e di un certo successo tra l'altro - sono già stati fatti nel mondo dei boardgame: per esempio, Tyranno Ex, o la prima edizione di Evo, fino a Specie Dominanti; sarà quindi Evolution all’altezza dei suoi predecessori? Andiamo a scoprirlo nella nostra recensione.

  

“Lo strumento più potente che gli uomini hanno sottomano… per ampliare il campo della conoscenza naturale” (T.H. Huxley) (Materiali e confezione)

La scatola di Evolution è in robusto cartone, di forma quadrangolare, ornata sul coperchio dell’immagine di strani e colorati animali, simili a forme a noi note, eppur differenti. I componenti sono molti e tutti ben realizzati. Aprendo la scatola, troviamo innanzi tutto una plancia che rappresenta l’abbeverata e un segnalino di legno per il primo giocatore in forma di dinosauro sauropode (stile brontosauro, per intenderci). Ci sono poi 24 plance delle Specie, in cartoncino, dotate di due segnapunti perforati per indicarne la popolazione e le dimensioni, oltre a un altro tracciato in cui andranno piazzati i segnalini cibo. Questi ultimi sono in numero di 180 e rappresentano cibo vegetale e animale, mentre le altre due caratteristiche delle specie verranno indicate con cubetti di legno (ce ne sono 48 nella scatola, essendone necessari 2 per specie); ci sono anche 6 schermi in cartoncino (uno per ogni giocatore) e infine un mazzo di 129 carte Tratti, che include 17 carte “Carnivoro” e 7 copie di tutte le altre. Queste carte rappresentano i caratteri adattativi che le nostre specie acquisiranno durante il gioco e che forniranno vantaggi nella competizione; esse riportano in alto il nome del tratto, sotto un disegno e una sezione di testo con l’abilità che quel tratto conferisce, in basso a destra un valore Cibo che viene usato nella seconda fase di ogni round (vedi sotto).

Tutti i materiali, come detto, sono davvero ben realizzati, e gli schermi – fa piacere sottolinearlo – sono un’aggiunta presente nella sola versione italiana grazie alla Pendragon. Le illustrazioni sono belle e creano immagini di mondi che avrebbero potuto essere reali sulla nostra Terra.

  

“Nella sua arroganza l'uomo attribuisce la propria origine a un piano divino; io credo più umile e verosimile vederci creati dagli animali” (C.R. Darwin) (Descrizione del  gioco)

Pur simulando un sistema di interazioni estremamente complesso, Evolution è un gioco dalle regole semplici; ma d’altronde anche le “regole” alla base dell’evoluzione lo sono. Una partita di Evolution inizia col preparare il “mondo” in cui le nostre specie competeranno. Si piazza il bacino d’acqua al centro del tavolo, poi si forma una riserva del Cibo con i segnalini appositi e dopo ogni giocatore riceve la sua dotazione, che consiste in un sacchetto, uno schermo e una scheda riepilogativa. Si mescolano quindi le carte Tratti e infine si determina a caso il primo giocatore, che riceve il simpatico sauropode di legno. Il setup è così completo.

Evolution si gioca in diversi round, tutti suddivisi in quattro fasi. Durante la prima fase, distribuzione carte, si piazza una plancia Specie dinanzi a ogni giocatore che non ne abbia almeno una; poi ciascuno riceve 3 carte Tratti, più una per ogni specie che già controlla. Se il mazzo Tratti è esaurito, inizia l’ultimo round della partita.

La seconda fase è quella della determinazione del cibo: in essa, ciascun giocatore sceglie in segreto una delle sue carte Tratti e la piazza coperta sull’abbeveratoio. Queste formeranno una riserva che andrà rivelata nella fase del cibo per determinare quanto cibo vegetale sarà disponibile nel round corrente.

Durante la terza fase ciascun giocatore, a turno, potrà giocare quante carte vuole, coperte, sulle proprie specie (o conservarne alcune per i round successivi), tenendo presente che ognuna di queste può avere massimo 3 carte e che una Specie con tre carte può scartare un proprio Tratto per originarne una nuova: in questo caso, il giocatore che ha scartato il tratto riceve un’altra plancia Specie. In qualsiasi momento si può scartare un Tratto di una specie per acquisirne un altro, ma in nessun caso è consentito avere Tratti doppioni su una singola di esse; è però possibile scartare un Tratto scoperto da una Specie per aumentarne la popolazione di 1. Quando tutti i giocatori hanno avuto la possibilità di giocare in questa fase, le carte coperte si scoprono.

Inizia quindi la quarta ed ultima fase, quella del nutrimento, in cui il primo giocatore scopre le carte che stanno sull’abbeveratoio e vi piazza il numero corrispondente di segnalini Cibo vegetale. Poi, tutti dovranno nutrire le rispettive Specie, ognuna delle quali richiede segnalini Cibo pari alla propria popolazione. I non-carnivori possono mangiare cibo vegetale, ma i carnivori no: questi devono attaccare un’altra specie (anche dello stesso giocatore), riducendone la popolazione.
Quando una Specie vede la sua popolazione ridotta a zero, oppure non riesce a prendere nessun segnalino Cibo, si estingue: il giocatore ne scarta la plancia e le carte associate e pesca altrettante carte Tratti.
Alla fine di questa fase, il Cibo viene trasferito dalle schede delle Specie al sacchetto dei rispettivi controllori (eventuale Cibo vegetale rimasto sull’abbeveratoio resta lì per i prossimi turni) e il dinosauro di legno passa al giocatore successivo.

Quando la partita finisce, cioè nel momento in cui termina il mazzo dei Tratti, i giocatori calcolano il proprio punteggio: le carte Tratto di una specie viva, i punti popolazione e i segnalini Cibo nel proprio sacchetto valgono tutti 1 punto. Chiaramente, chi ha più punti, vince.
Esistono anche due varianti, che permettono di giocare in 2 o in 6 giocatori, ma in realtà quella per sei si limita a far giocare le carte in contemporanea, risparmiando tempo (e infatti può essere usata anche nelle partite normali).

  

 “Gli organismi viventi sono in equilibrio col loro ambiente, siccome l'ambiente cambia, debbono cambiare anch'essi, altrimenti sono condannatia scomparire.” (C.R. Darwin) (Esperienza di gioco)

Evolution ha dalla sua l’immediatezza: le regole da spiegare sono pochissime e si può partire con la partita già pochi minuti dopo aver aperto la scatola. D’altronde, il gioco vero e proprio lo fanno le combinazioni di Tratti associate alle nostre specie.

Bisogna però stare molto attenti, soprattutto nelle prime partite: la tentazione di schierare predatori dal primo turno è ovviamente fortissima, perché è insita nel Tratto la possibilità di attaccare le specie avversarie. Tuttavia non sono sempre i predatori a essere avvantaggiati all'inizio: infatti giocarne uno nel primo turno, a meno di avere già tratti molto vantaggiosi, in genere porta all’estinzione della propria specie. Anche equilibrare la gestione delle risorse è fondamentale: con molti erbivori conviene aumentare il cibo, ma a volte si avvantaggiano molto anche gli avversari.

In realtà, l’interazione in Evolution è un insieme di delicati equilibri e in questo il gioco simula molto bene – naturalmente pur sempre in maniera semplificata – l’interazione interspecifica in natura: con pochissime eccezioni (in molte delle quali gli umani sono direttamente implicati) la pressione predatoria non causa l’estinzione diretta di una specie, mentre la competizione per le risorse sì. Pertanto, è paradossalmente più facile estinguere specie ben “adattate”, cioè con dimensioni e popolazione elevate, in maniera "indiretta" (cioè togliendo loro risorse), piuttosto che attaccandole. Un erbivoro con Corazza risulta ad esempio difficilmente attaccabile fin dall’inizio della partita da parte di un predatore; tuttavia anche questa specie dovrà mangiare, dunque togliergli risorse è il miglior modo per ridurla a popolazioni più gestibili.

In generale, inoltre, eliminare specie con popolazione di 1 non rappresenta quasi mai una perdita irreparabile per chi subisce il danno, mentre buttarne giù di consolidate, con buoni tratti e attributi alti, diventa una sfida lenta che tra l'altro ripaga poco a lungo termine, perché finisce irreparabilmente per avvantaggiare gli altri giocatori. Come accade in natura, invece, spesso la varietà e l’adattabilità rendono più della specializzazione e così cercare di costruire specie in grado di difendersi (corna e corazze funzionano bene) è una buona strategia, ma i vantaggi “ecologici”, come il collo lungo, il tessuto grasso o la fertilità, sono altrettanto importanti perché permettono di crescere rapidamente e subire meno le pressioni ambientali. La collaborazione tra specie diventa altrettanto importante in termini difensivi, e non è raro creare insiemi di specie quasi inattaccabili (tranne che contro predatori dotati di Intelligenza).

Probabilmente la durata di una partita è un tantino eccessiva per il tipo di esperienza proposta (per quanto sia stata decisamente abbassata rispetto alla prima edizione del gioco), ma d’altro canto non è mai calata di intensità, visto che non abbiamo avuto quasi mai la certezza di un vincitore fino all’ultimo turno (è capitato tuttavia di avere la certezza di uno sconfitto già due o tre turni prima della fine). La sfida più grande di Evolution è infatti quella di costruire combinazioni di tratti che rendano le proprie specie longeve e resistenti (mi è capitato diverse volte di portare una specie dal primo all’ultimo turno di gioco). Non va sottovalutato, infine, il ruolo del cibo: riuscire a procurarsi cibo può dare (ed in genere lo fa) molti più punti dello sviluppo delle specie. Nessuno tra di noi ha mai provato una strategia “da colonizzatore”, cioè una successione di specie tutte di piccole dimensioni e popolazione ristretta che cambiano rapidamente nel tempo, anche perché probabilmente non consentirebbe di accumulare abbastanza segnalini cibo per assicurarsi la vittoria finale, tuttavia potrebbe essere divertente provarlo.

  

 “Tutto ciò che ci divide è infinitamente meno importante del pericolo che ci unisce” (C.R. Darwin) (Considerazioni finali)

Le motivazioni che mi spinsero ad acquistare la prima edizione di Evolution alla sua uscita sono più che ovvie: studio l’evoluzione animale per lavoro, quindi avere un gioco a tema non può che farmi piacere; la sorpresa semmai è stata vedere come il gioco ne simulava abbastanza bene i processi base, ma soprattutto della competizione tra le specie – peccato che il titolo era penalizzato da meccanismi un tantino macchinosi e da una componentistica non esattamente all’altezza. La seconda edizione di Evolution ha invece compiuto tanti passi in avanti, secondo me necessari per apprezzare al meglio il gioco. Dal punto di vista delle meccaniche, si finisce con l’adottare immediatamente la regola opzionale di giocare le carte in contemporanea, ma anche in questo modo la partita dura un bel po’ (la mia stima è di circa 30 minuti a giocatore, che possono essere ridotti a 20 quando si conoscono bene regole e carte) – forse avrei apprezzato una durata un po’ più contenuta. E il fattore caso? Gli effetti dei Tratti hanno tutti un uso e non c’è, a mio avviso, uno di essi che sia più o meno “forte” degli altri, quindi la casualità derivata dalla pesca delle carte è tutto sommato bilanciata dall'equilibrio dei loro effetti, aspetto questo che forse è proprio il più bello di questo gioco.

Quello che ho personalmente apprezzato, comunque, è la capacità di Evolution di simulare la competizione tra le specie; pur trattandosi comunque di un’approssimazione, per ovvie ragioni ludiche, a mio avviso questo titolo potrebbe essere persino usato come ausilio didattico nei corsi di scienze. Certo, evolution ha qualche difetto, come per esempio la durata; ma a parte questo, ho trovato questo titolo un gradito ritorno, un gioco che avevo già apprezzato ma che in questo formato è più fruibile. Non aspettatevi un titolo velocissimo, ma nemmeno un monster game: Evolution fa il suo dovere come gioco da tavolo, e credo che riesca a farlo egregiamente – anche se alcuni potrebbero trovare poco stimolante la scarsissima interazione diretta tra i giocatori (in pratica l’unica possibilità essendo quella di predare una specie avversaria). Pertanto definirei Evolution un buon titolo, che potrà piacere a diverse categorie di giocatori e che, al netto della durata, è approcciabile anche da chi non ha grandi esperienze ludiche.

Mi piacerebbe davvero, come nota finale, vederne una versione acquatica; per fortuna due designer, che capita siano anche biologi marini, hanno da poco annunciato un gioco basato su Evolution ma in ambiente marino… quindi, chissà.

PRO
- Regole facili e immediate
- Ambientazione eccellente
- Adatto a quasi ogni tipo di giocatore

CONTRO
- Un tantino “feroce” se non si ama la competizione forte