Recensioni: Dice Forge

Un manipolo di valorosi eroi è stato scelto dagli dei per prender parte a un importante torneo. Solo i più meritevoli tra gli uomini possono infatti accedere al regno delle isole celestiali e sfidarne le avversità che celano. Inoltre, il premio in palio è di quelli verso i quali è difficile rimanere indifferenti: diventare un semidio e accedere all’Olimpo delle divinità.
Ok, questo è l’antefatto presentato da Dice Forge, ma come vedremo nel seguito, giocando ce ne dimenticheremo praticamente subito. 




  • Titolo: Dice Forge
  • Autori: Régis Bonnessée
  • Editore: Asmodee Italia
  • Genere: dice crafting, gestione risorse
  • Numero Giocatori: 2-4
  • Durata: 30 minuti
  • Dipendenza dalla lingua: nulla - gioco completamente in italiano
  • Illustratori: Biboun

L’ultima fatica di Régis “Seasons” Bonnessée aveva incuriosito la community dei giocatori fin dalle prime immagini prototipali, risalenti al festival dei giochi di Cannes del 2016, lanciando l’amo del “dice crafting” e nel 2017 il prodotto Libellud è stato alfine localizzato nel nostro paese grazie ad Asmodee Italia, cvhe ci ha quindi offerto anche la ghiotta occasione per potervene parlare in questa recensione.
Seguiteci dunque, che il torneo abbia inizio.

 

 

  

Si accendano le forge (Materiali e confezione)

Posso tranquillamente dire che la confezione di Dice Forge sia una delle più belle che mi sia mai capitato di vedere: Biboun opta per la semplicità e fa pienamente centro nel dare vita a una scatola che lascia senza fiato quanto a materiali. La gemma che ne costituisce il soggetto principale, sembra letteralmente uscire fuori dal cartone e quasi ci si perde nel contemplarla, fino al punto di non far caso al fatto che è illustrato anche il suo interno.
Sollevando il coperchio, poi, si resta a dir poco stupiti non tanto per la quantità di componenti presenti, ma per la cura di tutto il comparto. Ogni cosa ha una sua forma e posto specifico all’interno del contenitore e tutto vi calza a pennello: veramente un ottimo lavoro di ingegneria.
Non posso che iniziare parlando dei dadi – otto in tutto divisi in due gruppi da quattro e distinti (ma non tanto) dal colore. All’interno delle loro strutture trovano posto le facce, realizzate in plastica resistente e inserite nello scheletro del solido tramite un meccanismo a incastro. I dadi sono inizialmente riempiti con le 6 facce iniziali, ma all’interno di una plancia di cartone a doppio strato, ve ne sono alloggiate altre 60, protette da una piccola fodera in cartoncino fermata con un elastico di tela per evitare che si perdano. In cartone ci sono anche il tabellone delle isole, sagomato per ospitare le carte, le 4 plance inventario dei giocatori (e relative tessere forziere) e numerosi token e segnalini dai vari utilizzi.
Oltre ai dadi, il nucleo del gioco è costituito dalle carte impresa eroica, suddivise in 24 serie di 4 e raffiguranti esseri od oggetti, con i loro rispettivi poteri e ammontare di punti vittoria.
Concludono la dotazione i 2 manuali: uno per le regole (un po’ caotico e scomodo da consultare a mio modo di vedere) e la guida degli eroi (con la spiegazione degli effetti delle carte e una sintesi delle regole), oltre a 4 pedine di legno e 20 cubetti di plastica per le risorse (5 per ogni colore).
Come avrete potuto capire, la qualità dei materiali è eccelsa e tutto è realizzato in maniera da fargli svolgere a pieno il suo mestiere, senza rinunciare al pregio in ogni aspetto; non da ultimo la scatola che diventa parte del gioco e il cui bordo si “fonde” con l’illustrazione del tabellone. Anche le carte sono resistenti e non ho sentito il bisogno di imbustarle; peccato solo che non si siano scelte delle miniature in luogo delle pedine.

  

Dio non gioca a dadi…ma gli eroi sì (Descrizione del gioco)

In Dice Forge da 2 a 4 giocatori saranno in lizza per un posto all’Olimpo. Per guadagnarselo dovranno primeggiare in punti vittoria al termine della sfida e li potranno ottenere accumulando risorse (oro, frammenti lunari e frammenti solari) al fine di acquisire facce per i loro dadi e realizzare imprese eroiche.
All’inizio della partita, ogni giocatore riceve una coppia di dadi (uno chiaro e uno scuro) configurati inizialmente in maniera uguale per tutti: il chiaro ha 5 facce con un oro e una con un frammento solare, mentre lo scuro ha 4 facce con un oro, una con un frammento lunare e una con due punti vittoria. Ognuno prende anche il proprio inventario e vi pone i cubetti indicatori allo zero di ogni tracciato risorsa.
Al centro del tavolo è poi piazzato il tabellone delle isole con, a fianco adagiato sulla scatola, la plancia del tempio con le altre facce di dado da acquisire. Selezionata la combinazione di mazzetti di carte prescelti per giocare, li si pone nelle rispettive aree intorno al tabellone, sul quale sono messe anche le pedine giocatore – nello spazio di partenza – e l’indicatore dei round sulla prima casella.
Il più giovane sarà anche il primo a giocare, ma non prima di ricevere i suoi 3 ori di partenza (che diventano 2 per il secondo, 1 al terzo e nulla al quarto).
Una partita a Dice Forge è costituita di una serie di 9 round (10 in partite da 3 giocatori), in ciascuno dei quali ogni giocatore ha la possibilità di svolgere il proprio turno. Questo, a sua volta, è suddiviso in una successione di 4 fasi: benedizione divina, rinforzi, azione e azione aggiuntiva. Vediamole brevemente.
Durante la benedizione divina, tutti i giocatori lanciano la propria coppia di dadi e registrano nel loro inventario le risorse ottenute; poi chi è di turno può utilizzare i rinforzi delle carte accumulate fino a quel momento. Fatto questo, sempre il giocatore attivo può effettuare una azione a scelta tra fare un’offerta agli Dei oppure intraprendere un’impresa eroica. Optando per l’offerta, si può spendere l’oro posseduto per acquisire dal tempio un qualsiasi numero di facce di dado (a patto che siano tra loro tutte diverse) per poi “forgiarle” (cioè montarle in sostituzione di altre) immediatamente. Se invece si vuole intraprendere un’impresa, si sposta la propria pedina sull’isola desiderata e, investendo il quantitativo di frammenti solari e/o lunari indicato dallo spazio occupato, si ottiene per sé la carta impresa. Qualora l’isola prescelta sia occupata da un altro giocatore, semplicemente lo si scaccia facendolo tornare nell’area di partenza, ma dandogli la possibilità di ricevere immediatamente una benedizione divina (ovvero un lancio extra di dadi). Svolta l’azione, il giocatore attivo può impiegare 2 frammenti solari per effettuarne una (e una sola) aggiuntiva, per poi passare la mano al successivo partecipante ed eventualmente avanzare l’indicatore dei round in caso si tratti dell’ultimo giocatore.
La partita procede sempre nello stesso modo fino al termine dell’ultimo round, dopodiché si innesca la fase del calcolo dei punti vittoria, semplicemente costituiti da quelli sulla carte accumulate, sommati a quelli presenti nel proprio inventario. Nemmeno a dirlo, chi avrà il totale maggiore sarà il vincitore, condividendo il piacere del successo con gli eventuali altri in parità.
Prima di concludere vale la pena soffermarsi un attimo in più sulle carte, che costituiscono il vero cuore del gioco. Queste possono avere tre tipologie di effetti: istantanei, usabili nella fase rinforzo e altri attivi sempre nel corso della sfida. I poteri sono molto vari e vanno dal consentire tiri aggiuntivi di dado, all’ottenere moltiplicatori di risorse (o anche la possibilità di conversione con altre); dal poter forgiare particolari facce dei dadi (ce ne sono alcune che addirittura copiano quelle altrui) al poter sfruttare i lanci degli altri per guadagnare altre risorse (o farne perdere agli avversari). Gli effetti più particolari sono però legati al forziere del fabbro (che permette di espandere la capienza del proprio inventario) e al martello del fabbro che abilita un uso alternativo dell’oro: avendo questa carta infatti, invece di accumularlo normalmente, si può scegliere di impiegarne una parte per avanzare un particolare segnalino su un tracciato dedicato (raffigurato sul retro della carta stessa) che assicurerà ulteriori punti vittoria al suo completamento.

  

Ogni scena […] è un dado che si getta [Mario Soldati] (Esperienza di gioco)

Dice Forge è un gioco che, nonostante sia praticamente un astratto mascherato, riesce egregiamente a ispirare in chi lo prova un'abbondante dose di "sense of wonder". Infatti, anche senza riuscire a rendere efficacemente in gioco l'ambientazione presentata, il lavoro fatto sui materiali e la semplicità con cui è possibile approcciarlo, fanno sì che sin da subito le partite fluiscano in maniera automatica e offrano esperienze ludiche nelle quali la sovrastruttura di regole quasi sparisce per lasciare pieno spazio a un genuino divertimento. In questo, l'atto di "forgiare" le facce dei propri dadi, per quanto banale possa sembrare, è certamente qualcosa di nuovo e a mio avviso contribuisce pienamente a quanto asserito.
Le meccaniche inoltre sono quanto di più semplice ci si possa aspettare da un titolo del genere e rendono il gioco approcciabile anche da coloro che siano ai primi passi con questo hobby.
Purtroppo il regolamento – poco ordinato e di scomoda consultazione – insieme a qualche manchevolezza sui materiali dal punto di vista simbologico (magari i nomi delle carte e qualche parolina per spiegare alcuni effetti avrebbero fatto comodo), non lo rendono però pienamente fruibile da chi è neofita assoluto, a meno di non essere un minimo guidato da qualcuno più esperto.
Imparati i pochi concetti necessari a giocare, tuttavia devo dire che chiunque riesce agevolmente a tuffarsi nella partita e, data la breve durata della singola sfida, immancabilmente salirà a gran voce la richiesta di giocarne subito un'altra. Nella mia esperienza, abbiamo inanellato agevolmente tre partite in serie per ogni occasione di gioco, rimanendo tranquillamente sotto i 90' comprensivi di spiegazione.
Dove Dice Forge invece non eccelle è negli aspetti dell'interazione e della variabilità. La propria influenza sugli altri giocatori è infatti relegata agli effetti di pochissime carte mentre, per un gioco di questo tipo, secondo me, dovrebbe essere un fattore da tenere sempre in considerazione per amplificare il divertimento. Inoltre, la dotazione di carte nella scatola non è ricca quanto mi sarei aspettato e quindi, dopo un po' di partite, l'entusiasmo rischia di affievolirsi un po' e lasciare spazio a una sensazione di generale ripetitività.
Entrambi queste mancanze comunque non le vedo irrecuperabili, visto che per come è strutturato, il gioco si presta molto bene a essere espanso e ha quindi le potenzialità per crescere ancora di più in varietà e qualità.
Chiaramente – dati i nomi in gioco reputo giusto sottolinearlo – non siamo di fronte a un nuovo Seasons, ma a un titolo sensibilmente più immediato, che mostra il suo valore principalmente nell'ottimizzare le proprie scelte nel breve, piuttosto che su una strategia sul medio-lungo termine.

  

Alea iacta est (Considerazioni finali)

In definitiva Dice Forge è un titolo semplice e adatto a tutti che ha negli aspetti visivi e tattili i suoi punti di maggior pregio. Gli egregi materiali e le meccaniche scorrevoli e immediate lo rendono un titolo estremamente divertente e approcciato con il giusto piglio è in grado di regalare una mezz'ora di sincero divertimento… sempre se riuscirete a fermarvi dopo una sola partita.
La pochissima interazione e la relativamente scarsa dotazione di carte potrebbero renderlo alla lunga ripetitivo, tuttavia non dispero nell'arrivo di espansioni che, per come è concepito il gioco stesso, potrebbero non solo aumentarne la variabilità, ma addirittura dargli accezioni totalmente nuove.

Pro
- Materiali egregi
- Aspetto del dice crafting ben riuscito
- Altissima rigiocabilità
- Meccaniche immediate e molto scorrevoli

Contro
- Regolamento scomodo nella consultazione
- Simbologia non sempre efficace
- Scarsa interazione rispetto alle aspettative
- Poca longevità della scatola base