Primo piano: Spiel Des Jahres - Libro e Gioco

Molti approfittano dei giorni di vacanza per dedicare un po‘ più di tempo alla lettura, magari andando a recuperare i classici momentaneamente accantonati. Perchè non cogliere l’occasione per provare a vivere le atmosfere letterarie anche sui tavoli da gioco ? Chris Mewes, giurato dello Spiel De Jahres, in questo episodio dello Spielraum fa il punto sul rapporto tra Libri e Gioco.




Libro e Gioco di Chris Mewes

La combinazione di libro e gioco è variegata: al lettore assiduo può venire in mente la “Novella degli scacchi” di Stefan Zweig. Chi è più incline al gioco penserà magari invece a “Das Spiele Buch”, l’opera enciclopedica di Erwin Glonegger.

Stop! Così è troppo poco. Veramente le relazioni tra libro e gioco, entrambi portatori di cultura, sono così banali e velocemente comprensibili?

Una panoramica
Da un lato abbiamo la letteratura, che si è occupata del gioco o dell’Homo Ludens, come la già citata “Novella degli scacchi“ o “Il giocatore” di Dostojewskij. A chi ne voglia sapere di più di questo aspetto consigliamo il libro “Das Lesebuch der Spieler” di Stefan Wilferts.

Inoltre ci sono nei romanzi passaggi che trattano di giochi o giocatori. Bond, James Bond, nel classico “Casino Royale” di Ian Fleming viene descritto in modo così avvincente mentre è seduto al tavolo da gioco, che al lettore sudano le mani, come se fosse lui stesso a tenere in mano le carte.

Dall’altro lato abbiamo i giochi. Molti giochi si sono sviluppati da modelli letterari, perché un libro di successo aveva bisogno di un’ulteriore fonte di introiti per essere commercializzato ulteriormente.
Da questo punto di vista, lo anticipiamo subito, ci sono poche luci e molte ombre.

Pochi sono i casi in cui si è proceduto al contrario: prima è arrivato il gioco, avvincente e di successo, e poi il libro corrispondente, più o meno di successo: “Carcassonne” e “Das Schicksalrad”, “Le Leggende di Andor” e “Das Lied des Königs”. Per i veri appassionati di “Catan" o per i fan di Rebecca Gablé il romanzo “I Coloni di Catan” è un naturalmente un must, se non altro per l’orgoglio di averlo nella collezione.

Un altro genere ancora sono i libri con o in cui si può giocare. Dai libri illustrati per bambini ai libri di avventura per i più grandi, lo spettro è molto varioe copre tutta la gamma, da noioso ad appassionante.

Infine c’è ancora un esemplare, che fa da ponte tra diversi modi di giocare mediatici: il libro, originariamente per bambini, di Chris Van Allsburg: “Jumanji”. Grazie alla sua trasposizione in gioco e sopratutto in film (con il seguito previsto per l’estate – In realà rimandato a Natale, N.d.T.) ha fruttato molti milioni di dollari.
Nel libro due bambini scoprono un gioco a ostacoli, simile a Pachisi o Malefiz. Una volta avviato, il gioco risucchia i bambini negli eventi e solo 26 anni dopo libera uno di loro, quando questo riesce ad arrivare in fondo e concludere il gioco con il grido liberatorio “Jumanji”.

Dieci? Quindici? Più di duecento!

Quando ho avuto l’idea di occuparmi del rapporto tra libri e giochi, ho inizialmente consultato il mio personale database di giochi e sono andato titolo per titolo per trovare le relative affinità. Inizialmente avevo supposto di trovare circa 15 esemplari. Contando bene però sono rapidamente arrivato a più di 170 giochi, che in un modo o nell’altro avevano a che fare con dei libri.
Se poi mi metto a contare tutte le pubblicazioni di giochi che hanno a che fare con “Il Signore degli Anelli” o con i libri di H.P. Lovecraft, allora questa cifra sale oltre 200. Per questo motivo nell’articolo ne citerò soltanto alcuni a titolo di esempio.

Naturalmente ci sono anche frequenti casi di omonimia tra libri e giochi, che invece non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro, ad esempio “Das Schloss” (“Il Castello”, N.d.T.) di Franz Kafka e quello di Kemal Yun, o “Das Vermächtnis” (“Il Testamento”, N.d.T.) di Ramakrishna e quello di Michael Hendriks o “Katz un Maus” (“Gatto e Topo”, N.d.T.) di Günther Grass e il gioco con lo stesso nome della Jumbo, o… o… o…

Giochi coi libri a gogo
Talvolta non è così difficile partecipare al successo di un bestseller con un semplice gioco. I libri per bambini dalla grafica semplice sono un presupposto fantastico per giochi tipo Memory, che semplicemente sfruttano le immagini note per una meccanica di giochi ben conosciuta. “Il piccolissimo bruco Maisazio” di Eric Carle e “Häschenschule” di Fritz Koch-Gotha, già popolari dai tempi dei nostri genitori e nonni, sono un esempio paradigmatico di questo tipo di crossover. Purtroppo non sempre questo funziona, specie nei giochi per famiglie, quindi il gioco di “Emil e i detective” è sparito piuttosto rapidamente dai radar, nonostante la congruenza grafica. Erich Kästner probabilmente sarebbe stato d’accordo. Simile destino hanno avuto “Blaumilchkanal” di Ephraim Kishon e i “Loriot-Spiel”.

Otfried Preussler col suo piccolo fantasma ha fatto un centro pieno nel mondo dei libri per bambini. Kai Haferkamp lo ha trasformato in un meraviglioso gioco, con cui nel 2005 ha vinto il Kinderpsiel des Jahres.

L’idea di “Der Dativ ist dem Genitiv sein Tod” è stata trasformata in un gioco di conoscenza e quiz sulla lingua tedesca, che almeno per un certo periodo ha seguito l’hype scatenata da Bastian Sick con il suo libro.

Continuamente spuntano giochi, i cui autori sono stati ispirati da libri straordinari: i libri di Umberto Eco hanno fatto da padrini al “Namen der Rose” (The Name oft he Rose, N.d.T.) di Stefan Feld e a “Abtei der wandernden Bücher“ di Thomas Fackler. A proposito di padrino, anche qui troviamo qualcosa: Don Corleone non lo troviamo solo nel libro e nel film, ma anche nel gioco “Der Pate” di Michael Rieneck per Kosmos (e anche in quello di recente uscita di Eric Lang per CMON, N.d.T.).

“Il codice Da Vinci” di Dan Brown ha venduto milioni di copie, ma in Germania è stato pubblicato col titolo “Sakrileg”, così un paio di editori che si erano assicurati il titolo “Da Vinci Code” per i propri giochi hanno dovuto accettare a denti stretti il cambio di nome in zona Cesarini.

I libri della saga “Das Lied von Eis und Feuer” („Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco“, N.d.T.) di George R.R. Martin hanno avuto un enorme successo, supportati dalla serie TV “Games of Thrones”. Ci sono anche alcuni giochi in merito, la maggior parte dei quali si affidano alle carte con le scene degli attori più amati. Sicuramente un’offerta attraente per i fan degli Stark e dei Lannister, tuttavia le vendite non hanno superato le normali soglie.

Anche i romanzi sul mondo disco di Terry Pratchett hanno trovato la loro trasposizione ludica con  “Ankh-Morpork”, in cui appaiono molti dei bizzarri protagonisti della vita della grande città.

Philip Pullmann, nel suo libro, “La Bussola d’Oro” ha scritto una storia fantastica, che nella prima parte termina con un viaggio a Bolvangar. Nell’omonimo gioco da tavolo lo scenario è stato realizzato in modo così congeniale, che si può sentire il soffio del freddo del nord.

L’autore di bestseller Ken Follet ha prodotto con “I pilastri della terra” e “Mondo senza fine” due opere complesse, che sono state trasposte in due giochi altrettanti complessi da Michael Rieneck e Stefan Stadler. Entrambi i giochi seguono molto accuratamente la storia dei libri e, grazie a meccaniche innovative e alle azzeccate illustrazioni di Michael Menzel, trasportano i giocatori in un’avventura emozionante e strutturata, che sfora volentieri i 90 minuti. Grazie alle sue qualità “I pilastri della terra” ottenne nel 2007 un posto nella lista dei giochi consigliati dello Spiel des Jahres. “Mondo senza fine” porta avanti la storia della cattedrale di Kingsbridge. Nel 2010 il gioco ha ottenuto il premio speciale “Spiel des Jahres Plus”. Oggigiorno entrambi i giochi sarebbero raccolti nella categoria “Kennerspiel”.

Oltre 30 anni fa la giuria dello Spiel des Jahres ha premiato con il più alto riconoscimento un gioco che fa da ponte con un settore letterario,che dovrebbe essere noto ai più, ovvero quello di Sir Arthur Conan Doyle e di “Sherlock Holmes’ Criminal Cabinet” („Scherlock Holmes Consulente Investigativo“ N.d.T.) .

Da “Abyss” a “Zorro”
… ci sono un sacco di giochi, che trovano il loro corrispettivo nei libri e viceversa. Molti sono caduti nel dimenticatoio, in parte a causa di brutte regole, in parte per mancanza di innovazione o a causa di meccaniche noiose. Alcuni però resteranno nella nostra memoria, perché sono sempre avvincenti e spassosi, grazie al buon lavoro di autori, redattori, illustratori ed editori e grazie ad un buon modello letterario.
Che cosa vorrei ancora dal settore librario e ludico? Parlando di regole mi viene in mente l’autore di fantascienza Iain M. Banks: non sarebbe bello se fosse realizzato un gioco basato sul suo bestseller “The Player of Games” (in italiano “L’impero di Azad”, N.d.T.)? Perché? Semplice: perché una delle navi spaziali intergalattiche del libro porta come nome “Just Read the Instructions!”.

(Articolo originale - Traduzione a cura di Fabrizio Paoli)