Primo piano: I finalisti del Gioco di Ruolo dell'Anno 2016

Anche quest’anno la sfida per eleggere il gioco di ruolo dell’anno arriva all’ultima fase, la comunicazione dei titoli che parteciperanno ai playoff finali per la conquista del titolo. Ai nastri di partenza c’erano nove agguerriti perciò immaginiamo che il lavoro dei giudici non sia stato affatto facile. Ebbene, i titoli che si contenderanno il gradino più alto del podio sono Alba di Cthulhu (Serpentarium Press), Lupo solitario -Il Gioco di ruolo(Raven Distribution) e Mouse Guard - La Guardia dei Topi (Wyrd Edizioni).




La lieve flessione sul numero di partecipanti non ha intaccato l’adesione al concorso, che vede tutti i titoli messi sul mercato nell’anno utile partecipare alla competizione. L’impressione notata per l’edizione del 2015, ovvero quella di un generale innalzamento della qualità produttiva, si conferma anche quest’anno, con un aumento dei prodotti hardcover e soprattutto quelli “boxed” (la diatriba commerciale sul valore aggiunto del primo o del secondo formato ancora accende gli editori). Il formato che invece non gode ancora di popolarità, soprattutto da parte degli editori ma in generale anche per il pubblico, è quello digitale, che ancora non impone la sua presenza nel line-up di prodotti. Possiamo ben dire che l’elenco dei titoli rappresenta la summa della produzione italiana dell’anno ludico, produzione che dobbiamo ricordare, riguarda solo i prodotti “core”, ovvero autosufficienti per giocare, sono esclusi dunque moduli, espansioni e ambientazioni aggiuntive mentre possono essere ammesse edizioni successive di un gioco già pubblicato (purché non sia solo una ristampa).

Come avvenuto lo scorso anno, la contesa finale vede giochi molto diversi per filosofia, estrazione e target ideale. La posizione tra i finalisti conquistata da un gioco tutto italiano rimane anche quest’anno, Alba di Cthulhu, che mette in campo il Grande Antico per difendere i nostri colori contro un titolo che scatena nostalgia in molti giocatori come Lupo Solitario ed un gioco di ruolo innovativo e peculiare come Mouse Guard. Tuttavia, come diceva Connor MacLeod, nel motto reso celebre dalla serie cinematografica Highlander, “ne resterà soltanto uno”. Vediamo dunque nel dettaglio i titoli che si sfideranno in questo concorso ludico sempre più riconosciuto dagli operatori di settore:

Alba di Cthulhu (di Matteo Cortini e Leonardo Moretti, Serpentarium Press, 2-6 giocatori, Età: 12+, prezzo consigliato: 34,90€)

La coppia di esplosivi autori toscani ci ha abituato a prodotti che non vanno per tanto il sottile, gli si potrebbe dire tutto infatti, tranne che non abbiamo una precisa e riconoscibile personalità. Alba di Cthulhu non fa eccezione, andando a sovvertire l’immaginario comune del gdr lovecraftiano dove il componente weird è sottinteso, lentamente svelato e usato come crescente minaccia che porta inevitabilmente alle più tetre conseguenze. In Alba di Cthulhu il weird è imperante, visibile e vivibile, l’azione si svolge nella non più perduta e fisicamente traballante città di R’lyeh, dove umani, mi-go e dagoniani possono prendere lo stesso autobus, lavorare per la stessa agenzia e dove la pazzia, piuttosto che la fine, rappresenta l’inizio. Un misto di noir e weird dove la ristrettezza economica spinge i personaggi a costruirsi un destino migliore sotti gli occhi onnipotenti del grande Cthulhu, “sindaco” della città (una burocrazia tentacolare adeguatamente rappresentata). Il regolamento eredita molti aspetti da Sine Requie, il gioco che ha reso famosa la coppia Leo&Curte. Si utilizzano quindi le carte da poker come strumento per l’alea, con le carte vestite che intervengono per scatenare diversi effetti di gioco. Un gioco molto particolare dunque, che non si sovrappone ad altri giochi con cui condivide la mitologia ma che riesce a generare nuovo entusiasmo e nuove trame in una delle ambientazioni più amate.

 

Lupo solitario -Il Gioco di ruolo(di Joe Dever, Raven Distribution, 2-7 giocatori, Età: 12+, prezzo consigliato: 39,00€)

Quando si parla di Lupo Solitario non si può fare a meno di pensare alla fortunata serie di Librogame che ha segnato l’adolescenza di molti appassionati e che ancora oggi è annoverabile tra le più avvincenti saghe fantasy del fandom. L’epopea del cavaliere-monaco Ramas o meglio Kai, riprendendo la nomenclatura originale, ha già visto altre incarnazioni ruolistiche ma quest’ultima vede scendere in campo Joe Dever in persona per riprendere lo stile e il feeling originario della serie iniziata nel nostro paese nell’85. Ci troviamo dunque davanti ad un gioco boxed dalla grafica curata (la copertina appare visivamente superiore alla versione originale) con una serie di handout e una stesura editoriale che tende a ridurre al minimo la curva di apprendimento. Un prodotto dalle meccaniche semplici che propone una visione di gioco incentrata sulle missioni dei giovani monaci-guerrieri in un setting collocato temporalmente cinquanta anni prima delle vicende del più famoso eroe della saga. Un gioco indicato per gli esordienti ma che può essere apprezzato anche da chi vuole tornare a esplorare i più pericolosi recessi del Magnamund.

 

Mouse Guard - La Guardia dei Topi(di Luke Crane e David Petersen, Wyrd Edizioni, 4-6 giocatori, Età: 10+, prezzo consigliato: 69,90€).

Ispirato all’omonima serie di graphic novel di David Petersen, Mouse Guard alla sua seconda edizione statunitense arriva in Italia con il suo carico di innovazione di contenuti e di meccaniche. Il gioco pone i giocatori nei panni dell’eroica “guardia dei topi”, formata appunto, da piccoli roditori antropomorfi chiamati a difendere il regno nella foresta dei nemici naturali come volpi, mustelidi e altri animali selvatici, per non parlare delle insidie che si celano all’interno del regno stesso, rappresentate da tradimenti e intrighi politici di ogni sorta. Un’ambientazione che ricrea il “piccolo” mondo fantastico nato dalla mente di Petersen dove anche un semplice temporale può diventare un ostacolo determinante e dove il coraggio dei personaggi, apparentemente sottodimensionati per le sfide che sono chiamati ad affrontare, può fare la differenza. Le meccaniche sono tutt’altro che scontate e si basano sul sistema Burning Wheel di Luke Crane che pone l’accento sulle motivazioni, sulla natura, sull’etica dei personaggi e che spinge con forza sulla collaborazione e la fiducia tra partecipanti, con una gestione della sessione disciplinata, aperta e adattiva anche per il master. Un gioco insomma, che può essere apprezzato dai più giovani che sotto il cofano cela un sistema evoluto, di ispirazione narrativa, che può generare conflitti e situazioni tali da soddisfare un pubblico più adulto. Ovviamente il comparto grafico benefica dell’intervento dell’autore e si presenta in modo particolarmente integrato ed evocativo.

Come si può vedere i tre candidati hanno ciascuno molte frecce al loro arco, elementi diversi ma ugualmente validi per mettere in difficoltà chi è chiamato a giudicarli. Come abbiamo fatto notare per la precedente edizione, continua la tendenza alla semplificazione, per venire incontro, sia alle esigenze di un pubblico storico che ha sempre meno tempo libero e difficoltà logistiche, sia a quelle degli esordienti che si trovano a competere con modalità di intrattenimento più immediate e meno aggregative. Non possiamo non notare infine, l’arricchimento della qualità editoriale dell’offerta, con produzioni che vogliono in qualche modo “emergere” dallo scaffale e vogliono comunicare chiaramente l’idea di gioco da consumare, piuttosto che di libro da studiare (siamo pur sempre il paese con la media di libri letti annui pro capite tra le più basse).

Vedremo chi la spunterà in questa sfida sul filo di lana, ricordando, come sempre, che il gioco di ruolo è sempre il vero vincitore.