Anteprime: [PLAY 2016] Last Friday: il campeggio non sarà mai più noioso

Arriva la bella stagione, e si tirano fuori tende e sacchi a pelo per andare in campeggio, magari in riva ad un lago, magari quanto più lontano possibile dalla civiltà. In Italia è difficile, ma in U.S.A. date le vaste distanze tra una città e l’altra la cosa sembra più fattibile. Naturalmente, le vaste distanze aiutano anche i classici serial killer dei film horror, per cui statisticamente più un campeggio è distante dalla civiltà (e vicino ad un lago), più maniaci assassini potremo incontrare. Per lo meno nei film è così. E a ricordarcelo ci ha pensato Last Friday, nuovo titolo degli Escape Studios che Pendragon Games ci ha fatto provare in anteprima a Modena durante l’edizione 2016 di PLAY.




Last Friday parte esattamente da questo presupposto: tutti i giocatori meno uno sono degli sprovveduti campeggiatori che hanno deciso di passare il weekend a Camp Apache, mentre uno impersonerà il maniaco omicida che cercherà di sterminarli. Come vedremo, tuttavia, la trama del gioco prevede più di questo. Last Friday dovrebbe uscire prima dell’estate, a firma di due autori italiani, Antonio Ferrara e Sebastiano Fiorillo, per Pendragon, e supporterà da 2 a 6 giocatori. Noi abbiamo potuto provare il gioco in 5.
Lo scorso Novembre, durante Lucca Games 2015, abbiamo condiviso con voi l’annuncio per viva voce d autori ed editore e le prime immagini del gioco, finalmente il riserbo sulle meccaniche si è sciolto e grazie a questa prima prova su strada, possiamo raccontarvi come funziona la sfida tra maniaci e campeggiatori.

Last Friday, come detto, ha la tipica trama di un film horror slasher, in cui dei campeggiatori beccano il posto frequentato da un maniaco omicida. Fino a 5 giocatori impersoneranno i campeggiatori, mentre un giocatore interpreterà l’assassino. I campeggiatori sono rappresentati da pedine sulla grande mappa di gioco, ed ogni giocatore ha una scheda del suo personaggio, che ne indica i dati salienti tra cui l’abilità/oggetto con cui inizia la partita. L’assassino, invece, ha uno schermo su cui è riportata l’intera mappa di Camp Apache, per permettergli di pianificare al meglio le sue mosse; inoltre, sotto lo schermo c’è una sezione traforata nella quale va inserito un foglio di carta su cui l’assassino è obbligato a scrivere le sue mosse turno per turno.

L’ aspetto più innovativo di questo gioco lo scopriamo nel momento in cui ci viene spiegata la struttura della sfida: una partita viene giocata su quattro capitoli. Nel primo (L’Arrivo) il maniaco darà la caccia ai campeggiatori. Il secondo capitolo (L’Inseguimento) si gioca dopo l’alba, e saranno i sopravvissuti a dare la caccia al maniaco. Il terzo capitolo (Il Massacro) prende una brutta piega: il maniaco torna dal mondo dei morti per massacrare i suoi “assassini”. Il gioco infine si chiude col quarto capitolo, il Capitolo Finale, in cui gli eventuali sopravvissuti cercheranno di distruggere il revenant del maniaco omicida. Noi abbiamo potuto giocare solo il primo capitolo, quindi le meccaniche degli altri tre, per quanto simili, ci sono state solo accennate.

  

Cominciamo quindi dalla situazione in cui il maniaco è a caccia e i campeggiatori devono salvarsi. Il meccanismo di un turno di gioco è semplice: il maniaco decide la sua mossa (egli può scegliere il suo punto di partenza tra poche caselle marcate in rosso sulla mappa), e poi i giocatori si muovono. Ogni tre turni, il maniaco dovrà rivelare la sua posizione di tre turni fa, il che dovrebbe aiutare gli sventurati campeggiatori a capire in che direzione si sta muovendo.
Laddove un giocatore dovesse passare in una casella dove si trova il maniaco, muore. Cioè, viene brutalmente massacrato e di lui non resta che un cadavere sfigurato. Ah, l’orrore. Lo scopo dei giocatori nel primo capitolo è, naturalmente, quello di restare vivi. Per far ciò, essi possono sfruttare la fuga in diverse direzioni, e l’uso degli oggetti che trovano nel campo sotto gli appositi segnalini disposti sulla mappa. Per esempio, le lampade illuminano i sentieri, e se il maniaco dovesse passare nell’area di luce di una lampada, dovrà rivelare la sua posizione. Inoltre, nel campeggio ci sono diversi bungalow, le cui chiavi sono però nascoste tra le tende. Chi dovesse trovare una chiave ed aprire il corrispondente bungalow potrà rifugiarvisi. Ma attenzione: il maniaco potrebbe trovare un’ascia e sfondare la porta, rendendo quel bungalow impraticabile per il resto della partita. Qualora il vostro personaggio dovesse cadere vittima dei brutali istinti del maniaco, non preoccupatevi: nel capitolo successivo arriverà un nuovo personaggio della stessa “squadra” a sostituirlo (e tra i personaggi ce n’è anche uno bonus, Scoobydoo. Si, il cane, proprio lui).

    

Questo in breve il gioco dal punto di vista delle meccaniche. Anche se a PLAY abbiamo giocato un solo capitolo possiamo già dire che l’atmosfera è resa bene, e quasi sicuramente Last Friday piacerà ai fan di questo genere di giochi (come Letters from Whitechapel o Fury of Dracula). La novità, nel caso di Last Friday, sta nel fatto che i ruoli una volta tanto sono invertiti: è il cattivo a dare la caccia ai “buoni”; inoltre la divisione in capitoli della partita, con l’inversione continua dei ruoli, renderà il gioco decisamente più interessante.
I materiali sono di buona fattura e lo stile delle illustrazioni è perfettamente in linea con lo spirito del gioco. Nella sfida non ci sono eventi imprevedibili dettati da carte o dadi, la squadra dei campeggiatori sa che nel campo ci sono degli strumenti utili alla sopravvivenza, ma le tende con gli oggetti, incluse le chiavi dei bungalow, vengono posizionate dal maniaco prima dell’inizio della partita, quindi ci sarà molto da dedurre e da pensare. Un’altra cosa importante: l’assassino sa nuotare, quindi una volta per scenario potrà usare il lago per muoversi rapidamente, come hanno imparato a loro spese le mie vittim… ehm, i giocatori che hanno condiviso con me l’esperienza qui a PLAY.

In conclusione, questo Last Friday sembra una buona aggiunta nel mondo dei giochi a movimenti nascosti, che crea la giusta atmosfera di terrore e di ansia, e che certamente darà il meglio di sé giocato con le persone giuste. Anche qui si tratta di attendere una prova su strada più approfondita per verificare la “tenuta” degli altri capitoli della storia, e mettere la parola fine a questo orrore che si aggira a Camp Apache da troppe stagioni. O diventare parte involontaria della leggenda, naturalmente.
Nell'attesa potete dare un'occhiata approfondita ai componenti in questa nostra galleria fotografica.