Reportage: [Norimberga 2015] Il rosso e il blu di Sir Chester Cobblepot

Come probabilmente avrete intuito dai numerosi approfondimenti che gli abbiamo dedicato nel corso del 2014, c’è un gruppo di sviluppo in Italia estremamente prolifico, che punta a stupire con dei setting originali e che continua a raccogliere consensi da un numero sempre più grande di partner internazionali.
Parliamo di Sir Chester Cobblepot, che durante la scorsa Spielwarenmesse ci ha travolto con il lungo elenco di novità su cui sta lavorando…




La produzione firmata Cobblepot per il 2015 si prospetta ricca e variegata, al punto che lo studio di produzione ha sentito la necessità di raccogliere i suoi titoli in due distinti cataloghi. Il primo, quello “rosso” è rappresentativo di quella linea che abbiamo imparato a conoscere con titoli come Kingsport Festival, Letters from Whitechapel o Collapsible D, giochi che trovano i loro punti di forza nell’attinenza al setting, nella cura dei dettagli e nella scelta di temi audaci che spesso e volentieri ribaltano le prospettive classiche dei boardgame.  Del marchio Cobblepot Blu invece, vi abbiamo accennato qualcosa in occasione dell’edizione 2014 di PLAY, descrivendovelo come una selezione di titoli orientate ai più piccini. Scopriamo invece qui a Norimberga che nella linea Young Cobblepot troveranno posto giochi più “leggeri” dei tradizionali titoli per gamer a cui siamo abituati, tra cui non mancheranno party game, veloci giochi di carte per le famiglie e in generale giochi dalla componentistica più semplice.

Cominciamo dalla linea, per cosi dire “classica” andando a indagare su un progetto che abbiamo già approfondito parecchio e per cui eravamo in grande attesa di conoscere gli sviluppi editoriali. Parliamo di Waterloo Enemy Mistake, il gioco di Aldo Ghetti e Paris Poli che riesce a portare l’ampiezza delle possibilità strategiche di un wargame tridimensionale in un vero gioco da tavolo. Oltre che dall’accuratezza storica, il gioco è caratterizzato da un sistema che, pur risultando semplice e di immeditata comprensione, permette effettivamente di avere la visione completa di un comandante d’armata.
L’originalità del suo approccio rende questo gioco una vera e propria scommessa che rischiava di non trovare una sua collocazione editoriale, fino alla scelta di Pendragon Games Studio che ha creduto nel progetto e che ha avviato una partnership con SCC per produrlo nel 2015, anno in cui ricorre il bicentenario dell’ultima battaglia di Napoleone Bonaparte. Nessuna data esatta, ma confidiamo che il gioco faccia in tempo a veder luce prima del 18 giugno.

Sempre parlando dei giochi annunciati da tempo che ancora non hanno visto luce, tocchiamo un tasto dolente: Ravenna Fatto d’Arme.
Come ricorderete, la realizzazione di questa ricostruzione della storica battaglia di Ravenna è passata per l’ormai noto sistema di finanziamento dal basso. La piattaforma scelta per questo primo approccio al crowdfunding di SCC è stata la tedesca Spieleschmiede, dove però il progetto ha raggiunto poco più della metà dei 29000 euro richiesti. “I motivi di questo insuccesso sono da ricercare nella nostra impreparazione al crowdfunding” ci dice Giacomo Santopietro, che ammette di non aver ben congegnato il programma di espandibilità che avrebbe dovuto prender vita attraverso i vari obiettivi, ma di aver piuttosto creato un preorder di una versione sempre più deluxe dello stesso gioco.
L’operazione però non va considerata del tutto fallimentare, poiché scaduti i tempi di questo progetto, i ragazzi di Cobblepot sono stati contattati proprio dai gestori della piattaforma, comunque entusiasti del risultato ottenuto. A quanto pare la cifra raggiunta rappresenta un grande traguardo per Spieleschmiede, tanto che ha invitato SCC a riprovare il prima possibile con un nuovo progetto, magari meno ambizioso e più strutturato per le logiche del crowdfunding.
Sfida accettata! E’ cosi che nasce Gang Wars, la guerra tra bande di Sir Chester Cobblepot!
In questa sede non abbiamo potuto approfondire il sistema di gioco, ma ci assicurano che sarà un originale mix di meccaniche già note, capaci di soddisfare il fanatico dei worker placement come quello delle aste segrete. Dalle prime immagini a cui abbiamo potuto dare un’occhiata (realizzate dal talentuoso Thomas Gradziella) abbiamo intuito anche la natura un po’ celebrativa del gioco, difatti tra le bande a disposizione compariranno anche la gang degli squartatori, quella dei marinai, i cultisti adoratori dei grandi antichi, i malatestas e altri personaggi chiaramente ispirati ai precedenti giochi di SCC. “Non è che ci sentiamo cosi presuntuosi da risultare immediatamente riconoscibili” chiarisce Giacomo “al contrario, pensiamo che questo possa essere un modo per far conoscere ai giocatori le nostre produzioni”.
Il gioco sarà estremamente scalabile e le gang molto personalizzabili, proprio per rispondere meglio alle dinamiche del crowdfunding che richiedono una grande espandibilità. La campagna dovrebbe partire già ad Aprile e chissà che qualche gang non faccia la sua comparsa sui tavoli di PLAY.
E Ravenna Fatto d’Arme? Non è ancora giunta la parola fine su questo progetto, anzi l’esito del crowdfunding ha portato SCC a rivedere l’intero aspetto produttivo, il che dovrebbe permettere un nuovo tentativo di finanziamento stavolta assai più raggiungibile.

Ma cominciamo finalmente a parlare delle novità che compaiono sul catalogo e apriamo le danze con Dear Boss, l’espansione di Lettere da Whitechapel che abbiamo potuto toccare con mano allo stand di Giochi Uniti.
Questa espansione è stata realizzata con in testa un duplice scopo: migliorare la componentistica di Whitechapel e proporre una nuova serie di regole opzionali sviluppate sulla base dei numerosi feedback dei giocatori. Ricordiamo che Lettere da Whitechapel, con le sue oltre 30000 copie vendute in tutto il mondo, vanta veramente un pubblico enorme, che potremmo tranquillamente dividere tra coloro che considerano troppo avvantaggiato Jack lo squartatore e quelli che invece ritengono imbattibile la squadra degli investigatori. L’enorme adattabilità dei gruppi di gioco ha cosi dato vita a numerosehouse rules che cercano di raggiungere quell’ambiziosa condizione di assoluta parità tra le due parti. Il lavoro del team è stato quindi quello di selezionare le proposte migliori, interpretarle nella giusta ottica e integrarle stando bene attenti ai nuovi equilibri di gioco. Il risultato si concretizza in un mazzo di carte di tre tipi: carte Sospetti Jack, carte Agenti di Polizia e carte Vittime Potenziali.
Le carte Agenti di Polizia rendono meno anonimi i poliziotti sulle tracce di Jack, caratterizzandoli con poteri speciali che si attivano quando si prende il ruolo di capo delle indagini e che aumentano le opzioni strategiche a disposizione degli agenti, sarà necessario però un maggior impegno nel lavoro di squadra.
Anche le carte Sospetti Jack rendono la vita del criminale meno facile, poiché associano allo squartatore uno dei profili che storicamente gli sono stati attribuiti da chi ha studiato la sua figura (compreso il polacco Aaron Kosminski, forse il più probabile tra i sospetti ancora allo studio degli storici). Ogni profilo forza alcune scelte di Jack, come la locazione del rifugio o l’ordine di uccisione delle vittime, quindi analizzando questi profili gli investigatori potrebbero avere maggiori indizi e provare a intercettarlo prima della sua prossima mossa obbligata.
Infine giungiamo all’unico elemento a favore di Jack: le carte Vittime Potenziali. Queste carte rappresentano l’ufficializzazione di quella regola ormai adottata da molti che fa si che Jack non possa puntare su una sventurata già colpita la notte precedente. Tramite queste 12 carte vengono definiti gli 8 punti di partenza delle sventurate (che non sono quindi più quelli già tracciati sul tabellone), quando una vittima viene dichiarata si guarda la carta relativa e la si elimina dalla scelta delle notte successive. La carta però, una volta girata, fornisce un vantaggio speciale a Jack che gli varrà per quella notte.
Per quanto riguarda la componentistica, oltre alle carte troveremo delle belle miniature che riproducono Jack, gli investigatori e le sventurate. Ci sarà anche un nuovo schermo di Jack, che migliora quello attuale con ulteriori informazioni e soprattutto con un evidente suddivisione in quadranti della mappa di Londra, che con questa espansione diventa essenziale.

Rimaniamo nella Londra del 1800 con un nuovo prodotto ispirato anch’esso da alcune critiche mosse a Whitechapel. Prende il nome di Whitehall Mistery e si tratta del primo spinoff di Whitechapel!
Questa versione del gioco è più breve, meno pretenziosa dal punto di vista della componentistica e forse anche più soddisfacente per le partite con più di due giocatori. Come suggerisce il titolo, si rifà al Mistero di Whitehall, l’efferato omicidio che vede il ritrovamento delle parti del corpo di una donna in diversi luoghi della città. Le meccaniche sono le stesse di Whitechapel, ma stavolta la partita dura una notte sola, pur applicando sempre la logica dei centri concentrici. Il tabellone è infatti composto da 4 pannelli, a inizio partita il malfattore dovrà scegliere il suo  percorso andando a toccare ciascuno dei pannelli una volta sola,il che permetterà agli investigatori di restringere sempre più il campo di ricerca.
Insomma una versione molto condensata del gioco classico che dovrebbe però garantire le stesse atmosfere per 2-4 giocatori nel giro di un’oretta circa.
Anche Whitehall Mistery uscirà con Giochi Uniti, ma la data di pubblicazione è ancora da definire.

Anche il prossimo titolo è una sorta di spinoff, anche se in questo caso parliamo di regole del tutto nuove in un ambientazione già nota. Kingsport Festival – The Card Game è un veloce gioco di carte e dadi di ambientazione lovecraftiana che riprende le tematiche di Kingsport Festival ma con un approccio molto meno impegnativo, potremmo quasi definirlo un titolo gateway tanto è immediato.
Ancora una volta prenderemo i panni dei cultisti intenti a evocare i Grandi Antichi, per farlo useremo una set di 5 dadi a sei facce su cui sono riportate le risorse (male, morte e distruzione), da lanciare e rilanciare con la logica del push your luck.  Con i risultati ottenuti pagheremo l’acquisto delle carte divinità, grazie alle quali otterremo vantaggi e ulteriori combinazioni per ottenere carte ancora più potenti con il prossimo lancio. Ma appellarsi in tal modo ai poteri degli orrori cosmici ci porta ovviamente a perdere la nostra sanità mentale, la quale, se termina, ci farà perdere le nostre preziose carte.
Confermata anche la presenza dei fastidiosissimi investigatori, che stavolta rappresentano lo scenario vero e proprio e che sferrano i loro attacchi in turni ben precisi, permettendo cosi ai bravi cultisti di organizzarsi per tempo. I valori di attacco dei “buoni” vengono confrontati con quelli delle creature non ancora giocate, la differenza determinerà quanti punti sanità mentale saranno persi o, eventualmente, guadagnati (pare che prendere a calci un investigatore ficcanaso possa rimetterti al mondo).
Kingsport Festival – The Card Game assolve quindi anche al compito di introduttivo al suo ben più arduo fratello maggiore, ne condivide l’ambientazione e le bellissime illustrazioni (fiore all’occhiello di Kingsport Festival) ma, come avrete potuto capire da questa breve descrizione, permette di immergersi nelle atmosfere di Lovecraft anche a chi ha solo una mezz’oretta di tempo e non vuole impegnarsi eccessivamente.
Anche questo gioco è ufficialmente pronto, ma anche per lui non sono definite le date di pubblicazione ufficiali. Certo, che visto il successo di Kingsport Festival negli states, non ci stupiremmo di vederlo alla prossima Gen Con.

Altro titolo minuziosamente ambientato e giunto al termine del suo sviluppo è sicuramente Apocalypsis, il gioco di Jacopo Casiraghi, Gianni Negrini e Andrea Vitagliano che abbiamo scoperto in occasione di PLAY 2014 (per maggiori dettagli vi rimandiamo alla nostra anteprima). I motivi dei lunghi tempi di produzione di Apocalypsis sono da ricercarsi nella complessa realizzazione delle carte. Ogni carta è stata meticolosamente disegnata a mano da Alan D’amico e riporta le scene e i personaggi di gioco rappresentati con la tecnica del mosaico su una vetrata gotica. Il risultato finale, ci assicurano, sarà sorprendente.
Nella sua versione definitiva Apocalypsis si conferma un gioco per 3/6 angeli caduti, dalla durata di massimo 45 minuti che si presenta in una scatolina contenente 160 carte in formato grande (il che gli conferisce un particolare tono esoterico). Anche per questo gioco siamo in attesa di conoscere la data di uscita.

Passiamo ora a parlare dell’altra linea di Cobblepot, quella blu: Young Cobblepot.
E’ interessante notare che, anche se non sono ancora giunti nei negozi e se ne inizia a parlare ufficialmente solo ora, i primi giochi di questa linea sono già in mano a diversi editori dal 2014. Il catalogo che stiamo sfogliando parla solo dei nuovi giochi che SCC sta presentando e piazzando presso i propri partner in questi mesi.
Ma vi rassicuriamo che Dragon’s Den, il gioco per i più piccini ideato da Gabriele Mari che probabilmente avete già visto sui tavoli di qualche convention, è già opzionato da un editore italiano. Il titolo, lo ricordiamo, si rivolge a un pubblico di bambini dai 5 anni in su ma, ci dice l’autore, è perfetto anche per creare delle sfide alla pari tra piccini e adulti. In mano a dei gamer invece la sfida diventa da veri tagliagole senza scrupoli.
L’altro gioco già noto di Gabriele, Tale Teller, comparirà nientepopodimenoche tra i prodotti della Fantasy Flight Games. Pare che l’editore statunitense abbia fatto carte false per ottenerlo, notizia che inizialmente ci ha stupito ma che assume un più chiaro significato alla luce della fusione con Asmodee dello scorso novembre.
Questo gioco potrebbe essere considerato l’uovo di colombo nel panorama delle sfide basate sul pensiero laterale. Tale Teller è un sistema per raccontare storie in maniera partecipata: un giocatore a turno prende il ruolo di narratore, pesca una carta che può appartenere a cinque categorie (Personaggio, Luogo, Caratteristica, Azione e Oggetto) e pronuncia il fatidico inizio “C’era una volta…un personaggio…”. Gli altri giocatori scelgono una delle loro carte Personaggio cercando di intuire i gusti del narratore, ne fanno un mazzetto e poi le carte vengono mostrate senza dichiararne il proprietario. Ovviamente la carta scelta farà si che chi l’ha giocata riceva i punti. La storia prosegue passando il ruolo di narratore al giocatore con più punti.
Grazie a questo sistema (che si rifà dichiaratamente allo studio della morfologia della fiaba di Vladimir Propp), anche chi non apprezza il genere storytelling non avrà problemi a partecipare alla storia e, ne siamo sicuri, a divertirci come noi quando lo abbiamo provato la prima volta.
Il primo set di Tale Teller ideato da Gabriele Mari prende il nome di “Realms of Wonder” e sarà pubblicato da Fantasy Flight senza nessun ulteriore intervento tanto è curato nei testi e nelle illustrazioni. Un secondo set invece è in sviluppo presso gli uffici della casa del Minnesota, e sarà dedicato ad Halloween. E poi, inutile dirlo, provate solo a immaginare le licenze in mano a FFG a cui si potrebbe applicare questo gioco.

Diamo quindi una veloce occhiata ai nuovi giochi di Young Cobblepot, sono tutti cardgame ideati da designer esordienti e per cui sono stati convocati dei nuovi illustratori. Come anticipato dalle caratteristiche di questa linea editoriale, sono tutti giochi “leggeri”, dalla durata contenuta, con una buona dose di ironia nel setting e che riescono a far sedere parecchie persone attorno al tavolo.

Iniziamo da Fellowsheep of the Bleat di Dario Dordoni e illustrato da Giulia Damiani, un gioco di carte in cui i partecipanti cercano di riunire la compagnia del belato, composta da cinque pecore e un cane. Il cane prende il nome di Fellow, ed è il tipo di carta più raro nel mazzo, tanto è vero che chi lo pesca deve abbaiare per avvisare gli avversari. Pescando e giocando carte (tra cui le carte evento che scombinano i piani di tutti) si deve puntare ad avere una carta Fellow e cinque carte Sheep, in modo da poter urlare Fellowsheep e dichiararsi vincitore della partita. Se non avete colto ancora tutte le citazioni, sappiate che Fellow è disponibile sia in versione grigia che bianca (e questa è molto più potente).

Proseguiamo con Kung Fu Party, ideato e illustrato da Demis Savini. E’ un gioco a squadre che vede contrapposti fino a 10 giocatori (5 contro 5) in un’assurda sfida di arti marziali tra animali. Quando una squadra attacca decide quale animale schierare nell’arena, il giocatore che lo usa dovrà letteralmente urlare il suo colpo. La squadra che difende dovrà provare interpretare l’urlo, che grazie alla presenza e alla frequenza di determinate sillabe (tipiche dei film di combattimenti) potrebbe cogliere degli indizi utili a capire che tipo di attacco sta arrivando e su quale parte del corpo è rivolto. Se pensate che tutto questo non vi renda già abbastanza ridicoli (magari è vostra abitudine urlare colpi davanti allo specchio, come probabilmente fa l’autore di Kung Fu Party), sappiate che nella scatola sono comprese anche delle fascette da legarsi intorno alla testa e da calarsi sugli occhi a mano a mano che si viene colpiti.

Parliamo poi di War! War! War! , un party game a tema bellico di Diego di Maggio illustrato da Simone Gubert. Lo scopo è quello di creare una guerra globale sul tavolo risolvendo gli scontri in modo molto veloce (le azioni a disposizione sono veramente poche e tutte belligeranti) stravolgendo in continuazione gli equilibri del mondo. Il sistema di combattimento si sostanzia in un risultato da raggiungere tirando il dado, e su cui si può influire giocando carte che potenziano o riparano le truppe.

E concludiamo questa carrellata con FarmerStein, di Alex Michieletti, illustrato da Stefano Carreri.
FarmerStein stravolge il plot tipico dei giochi sull’agricoltura, questa volta i nostri allegri fattori (da 2 a 8) si sono stufati di zappare la terra solo per il gusto di coltivare e consumare ortaggi, molto meglio mutarli geneticamente, fonderli con dei mostri e mandarli alla conquista del mondo! Il gioco si presenta come un classico set collection: delle carte obiettivo descrivono il mostro che si deve realizzare per conquistare un continente, le carte vengono giocate nel proprio orto assemblandole secondo gli elementi che hanno in comune (numeri, colori, tipo di ortaggi), ma ovviamente è possibile anche disturbare gli avversari aggiungendo carte ai loro orti in posti indesiderati, rubando obiettivi, inviando talpe e cosi via. Inutile aggiungere che ogni tanto arriverà anche l’orda di verdure zombie a infastidire tutti i giocatori.

Le novità a dire il vero non finiscono qui,  siamo costretti a salutare la squadra di Cobblepot senza aver ancora approfondito Vrooom! e King of Con, ma già da questa panoramica avrete intuito le intenzioni di questo studio che sta decisamente approcciando il settore con una tale varietà e quantità di titoli da soddisfare tutti i palati. Per scoprire quando vedranno luce questi nuovi giochi dovremo attendere ancora qualche tempo,  ma sicuramente PLAY 2015 sarà un’ottima occasione per provarli in anteprima.