Reportage: Next, il futuro di Dungeons & Dragons

Ricordo sempre un giorno preciso della mia vita, e quando lo ricordo mi viene sempre da sorridere con una punta di malinconia.

Era la mattina di un mio onomastico, tanto tempo fa... e ciò che mi fa sorridere è il ricordo di un regalo particolare: una scatola rossa con un drago disegnato sopra, e la scritta "Dungeons & Dragons"; ne avevo sentito parlare quasi un anno prima, e lo avevo atteso con ansia.

Da allora ne sono passate di edizioni di quel gioco, da allora ho tirato il mio d20 preferito fino a consumarlo (era nero coi numeri bianchi), ed ho letto chilometri di righe di polemiche e di sterili critiche sul sistema di gioco che, vi piaccia o no, ha inventato il gdr fantasy, cioè proprio Dungeons & Dragons.




Da quando nel 1974 fu concepita l'idea di un gioco fantasy basato su un regolamento per miniature medioevali, il gioco di ruolo ha fatto tanta strada, ha conosciuto una crisi, si è evoluto o meglio - per usare un linguaggio più mio - si è speciato, dando origine a diverse linee evolutive. Le ambientazioni si sono moltiplicate, i sistemi di gioco sono cambiati, c'è anche chi gioca senza quello che nella mia ortodossia è un elemento essenziale del gioco (il "game master"), ma D&D resta sempre.
Milioni di appassionati lo amano, ci sono i detrattori, c'è chi lo odia, ma D&D semplicemente esiste. Si evolve, si adatta, continua a resistere, come i coralli durante la loro storia evolutiva. Decine di tentativi di rimpiazzarli, più funzionali, più evoluti, persino forse più belli, ma loro stanno lì, e sono ancora i migliori. E così D&D.

Non starò qui a dire quale edizione sia la migliore, e quale la peggiore. Non è mai stato un punto fermo della mia filosofia di giocatore (che si può riassumere in "Un gioco è bello quando ti diverte"). Però, partecipando come altre 75mila persone sul pianeta al playtest per la prossima edizione di D&D, ed avendo giocato a qualsiasi altra edizione in 27 anni di onorata carriera di giocatore, posso dire di capirne un po'. E così quando ho avuto occasione di leggere le varie reazioni alla conferenza tenuta alla GenCon a proposito di D&D Next, mi è venuto naturale tentare di fare un riassunto di ciò che è stato detto e di aggiungerci qualche osservazione.

Ma, come dicono gli anglosassoni, "First things first". Cos'è questo D&D Next? La quinta edizione di Dungeons & Dragons, come ormai sanno persino i sassi (a condizione di essere quantomeno interessati al mondo dei giochi) e come vi abbiamo raccontato sulle nostre pagine appena la notizia ha iniziato a circolare. Con l'uscita della quarta edizione, c'era stata una bella fetta di pubblico che aveva ufficialmente previsto la "morte" di D&D. Non entrerò nel merito di cosa ci sia di buono e di cattivo nella quarta edizione, anche perchè come tutti i giochi, molto è soggettivo. DI certo la scrittura dei manuali per la prima volta faceva sembrare il regolamento un vero regolamento, e non una narrazione in cui cercare le regole (cosa comune a tutte le edizioni precedenti di D&D). D'altro canto l'eccessiva meccanicizzazione del gioco aveva fatto registrare un crescente disinteresse nei confronti del gioco di ruolo più famoso della storia, e la Wizards of the Coast ha immediatamente deciso di dedicarsi allo sviluppo di una quinta edizione. Così, quelle che venivano prese come notizie da pesce d'aprile si sono in realtà rivelate esatte: ci sarebbe stata una D&D Next. All'inizio la nuova edizione vedeva tra i membri del coordinamento allo sviluppo anche Monte Cook. Ma successivamente la notizia che Cook avrebbe lasciato il progetto ha scioccato un po' tutti, e di nuovo si sono levati i cori funebri.

Il tocco di genio, che a mio avviso ha davvero cambiato le carte in tavola, è giunto proprio a questo punto della storia: un playtest mondiale. La WotC ha infatti deciso di fare un playtest "open", chiunque può iscriversi, ricevere una copia delle regole, e giocare, gratis. E mi pare di non sbagliare affermando che se in due mesi scarsi di playtest c'è stato un feedback da almeno 75mila giocatori (dati ufficiali rilasciati durante l’incontro), vuol dire che l'idea è buona. Probabilmente sarà il gioco più playtestato della storia (mi si permetta il neologismo).
A questo va aggiunto ciò che è stato "svelato" durante la conferenza tenuta nel corso della GenCon di pochi giorni fa. In generale, le notizie più significative sono state riportate puntualmente da Gioconomicon, ma è il caso di addentrarci un po' di più in quello che è stato detto e soprattutto nelle reazioni della comunità dei giocatori.

Cosa c'è quindi nel futuro di D&D? Partiamo da ciò che non riguarda strettamente D&D Next. Ci sono i boardgame, piuttosto consolidati e decisamente di qualità (sia nelle regole che nei componenti). Lords of Waterdeep è statoun tentativo di approccio differente rispetto ai generi di boardgame che normalmente vengono sviluppati con il marchio D&D, tentativo premiato dal successo di pubblico che potrebbe quindi essere ripetuto l’anno prossimo. Dal punto di vista miniaturistico invece, bisogna ancora osservare come viene recepito Dungeon Command, per il quale comunque sono garantiti nuovi set di tile e miniature in arrivo.
Ci sarà un nuovo MMOG, dal titolo Never Winter Nights Online, che non avrà alcun canone mensile da pagare e che, come da tradizione per i titoli della serie Never Winter Nights, sarà ambientato nei Forgotten Realms e permetterà agli utenti di creare contenuti (mondi, personaggi, avventure, etc) e di condividerle con gli altri utenti.
E uno spazio è dedicato anche ai vecchi manuali: come vi abbiamo già anticipato, i manuali delle versioni precedenti di D&D (dalla prima alla quarta) saranno pubblicati in formato digitale. Decisamente un cambio di rotta rispetto alle posizione che aveva assunto la WotC nel 2009. Non sono stati forniti dettagli su quali manuali e che prezzi avranno, l’obiettivo è di cominciare con la prima “ondata” entro il primo quarto del 2012, la selezione comprenderà avventure, regolamenti e forse anche ambientazioni.

Insomma, il brand D&D a quanto pare è "alive and kicking". Tuttavia è ovvio che le cose più interessanti sono state dette riguardo alla Next.
Come sarà la prossima edizione di D&D? Certamente un "grosso passo indietro rispetto alla quarta", in termini di regolamento. Il che può essere considerato un grosso passo in avanti da molti appassionati. Da quanto detto in conferenza, l'accento, nella Next, sarà posto non sull'uso delle regole, sul livellare un personaggio, sulle nuove abilità speciali, ma sul raccontare una storia. Sui giocatori, in pratica. La prima ambientazione scelta sarà Forgotten Realms (ovviamente, più "Made in USA" di quella non mi viene nulla in mente, eccetto forse proprio World of Warcraft che però è canadese...), ma verrà appositamente cambiata con un cataclisma, per giustificare in qualche modo l'applicazione del nuovo sistema di regole.
D&D Next non sarà più incentrata su avventurieri di basso livello che si muovono in un mondo di supereroi fantasy, ma i personaggi non giocanti strapotenti saranno pochissimi, perchè nella Next saranno i giocatori a "plasmare" in qualche modo il mondo di gioco.
Quindi, nel rilancio generale del setting dei FR, gli autori dei nuovi romanzi (che inevitabilmente arriveranno a fiumi) racconteranno di eventi e di eroi importanti, ma questi non diventeranno automaticamente delle icone dell’ambientazione per il gdr. Chi scriverà manuali ed avventure cercherà di evitare che i personaggi possano interagire con questi elementi, gli eroi veri che con le loro gesta cambieranno le sorti del reame saranno solo i personaggi giocanti, salvo decisione diversa del master.
Per quanto riguarda i mostri, saranno meglio integrati nella geografia dell’avventura, i nuovi manuli dei mostri riporteranno informazioni dettagliate sull’habitat delle creature, come e quando interagiscono con la società e la frequenza con cui è lecito che appaiano. Insomma, il suggerimento ai master è: il fatto che esista un tipo di mostro potentissimo in questa regione non vuol dire che potete “schierarne” un centinaio ad avventura, cercate di essere coerenti con l’ambientazione.
Gli oggetti magici torneranno ad essere realmente “speciali”,  e non un elemento comune per colmare difetti del sistema di regole. E sulle regole, gli autori (capeggiati da Mike Mearls) hanno ribadito che il loro impegno è nel creare un regolamento che sia la vera spina dorsale dell’esperienza di gioco, e che lo sia (nei limiti del possibile) in maniera definitiva. Dei manuali che durino a lungo insomma, che non abbiano bisogno di moduli e aggiunte per essere equilibrati con il passare del tempo.
La line grafica di D&D Next è in pieno sviluppo. L’Art director Jon Schindehette ha mostrato parecchie illustrazioni dei primi manuali sui Forgotten Realms, ma sono poche se paragonate all’immensa quantità di schizzi realizzati da gennaio ad oggi, quindi sono state una gioia per gli occhi degli astanti ma non è garantito che saranno realmente presenti nei manuali. L’idea è quella di definire in tempi brevi delle linee guida, che dovranno essere poi seguite da tutti gli artisti che realizzeranno le illustrazioni per un prodotto targato D&D, sia esso un manuale o un videogame, un boardgame, miniature e merchandising vario. Con una logica simile al playtest massiccio delle regole, Schindehette racconterà lo sviluppo della linea grafica sulla sua rubrica Dragon’s Eye, dove chiederà ai lettori tramite sondaggi quale illustrazione rappresenterà al meglio una data classe o razza.

Tutte queste info raccontate fino ad ora sono state descritte come una “direzione” intrapresa nello sviluppo, manca ancora parecchio tempo al rilascio e alcuni aspetti potrebbero subire variazioni.
Ma di una cosa, comunque, possiamo essere sicuri: D&D Next sarà molto "Player-friendly". Non mi stancherò mai di ripeterlo: fare un playtest con 75mila persone e più non è uno scherzo. Richiede pianificazione ed impegno finora mai eguagliati nel mondo del gioco, e credo di non sbagliare dicendo che se tutto mancasse D&D Next sarà il gioco più pianificato della storia (oltre al più playtestato, come ho detto prima). Questo, insieme al fatto che la nuova edizione non vedrà la luce se non tra almeno due anni (quindi nessuna fretta di lanciare il gioco sul mercato) fa ben sperare. Soprattutto quando si vedono altri tipi di strategie nel mondo dei gdr di grande marca. Pensavo a Star Wars della FFG, per cui bisogna pagare (e nemmeno poco) per comprare un manuale beta e fare il playtest, per giunta in copie limitate. Non so quanto possa "pagare" come strategia - se non dal punto di vista del ritorno economico.

La WotC si è fidata dei giocatori in tutto il mondo, e vedremo quanto sarà efficace in termini di rivisitazione del regolamento. Quel che è certo è che in termini di pubblico, D&D è sulla breccia, un'altra volta. L'ennesima. Mi verrebbe da citare un famoso film..."There can be only one.".

Le fotografie utilizzate in questo articolo sono tratte dal sito Advanced Dungeons and Parenting.